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Baselitz - Copyright: KHM_DS

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Baselitz, chiudere il cerchio: dagli Eroi al congedo, la necessità della pittura

Georg Baselitz scompare dopo aver chiuso idealmente il proprio percorso con il ciclo degli Eroi alla Fondazione Cini. Figura centrale della pittura europea del secondo Novecento, ha costruito una traiettoria coerente, segnata da continui spostamenti e da una tensione costante verso l’inedito. Il ricordo di Giovanni Frangi intreccia esperienza personale e consapevolezza storica, restituendo il profilo di un artista che ha fatto della pittura un terreno di verifica.

Giovanni Frangi

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Baselitz aveva capito che era arrivato il suo momento. In una intervista raccolta pochi giorni fa in cui parlava degli Eroi d’oro, il suo ultimo ciclo realizzato per la Fondazione Cini a Venezia, raccontava come sentisse l’esigenza di chiudere un cerchio. Perché sapeva che non avrebbe avuto ancora molto tempo davanti a sé. E così purtroppo è stato. Chiudere la sua storia con gli eroi proprio dove aveva iniziato.

Baselitz è stato una delle straordinarie leggende per cui ho provato un senso di ammirazione senza incertezze. Ho ammirato da subito i quadri del periodo del manifesto Pandemonium e dell’amicizia con Eugen Schönebek, tutte le sue sculture, tutte le sue incisioni e via via ero sempre incuriosito per quello che avrebbe potuto fare. Visto ora sembra una parabola senza cedimenti e sempre in movimento.

Lo avevo conosciuto negli anni ottanta all’inaugurazione di una sua mostra memorabile alla Galleria Stein a Milano. Quella sera ero li anch’io con Klaus Mehrkens ed eravamo tutti in attesa di vederlo: era già una star. Alla fine è arrivato sulla porta di via Lazzaretto barcollante, con una giacca rosso fuoco, accompagnato dal suo assistente e diciamo certamente entrambi provati dall’alcol.

Andandosene via ci lascia con un senso di malinconia uno dei miti di una grande generazione che ha segnato la mia vita e il mio lavoro, col desiderio di conoscere cosa avrebbe potuto inventare di nuovo. Ma anche col senso di un maestro che ha saputo indicare una strada precisa con un’idea chiara nella testa: "Ogni volta che eseguo un quadro, un segno, penso innanzitutto: qualcuno l’ha già fatto prima di me? O sto facendo qualcosa di cui non so nemmeno io l’esistenza? Nella storia dell’arte contano solo i fatti".

 

 

 

 

Giovanni Frangi, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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