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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliNon di sola forma, colore, segno o misura è fatta un'opera d'arte. Tanto meno la storia dell'arte. Anzi, in determinati periodi essa si è fatta terreno di scontro ideologico, veicolo di idee e visioni, atti di ribellioni racchiusi in una cornice visiva, ma capaci di estendersi come un'eco tra le valli. Attorno ad uno di questi momenti ruota l'asta di Arte Moderna e Contemporanea che Capitolium Art ha in programma il 15 aprile, a Brescia. In particolare, il riferimento è alla ricomparsa sul mercato di un’opera cardine di Giulio Turcato, «I maggio a Mosca», stimata 80-120 mila euro. Si tratta di uno dei cinque dipinti del pittore selezionati dal curatore Lionello Venturi per la Biennale di Venezia del 1952, un’edizione in cui al critico modenese era stato affidato l’allestimento di una sala dedicata agli artisti dell'ala astrattista del Fronte Nuovo delle Arti, composto da Turcato, Santomaso, Gaspari, Reggiani, Corpora, Morlotti e Cagli.
Turcato, artista dalla militanza partigiana e tesserato del PCI, si muoveva allora in un equilibrio difficile da mantenere. Si trovava infatti tirato da una parte dal rapporto col partito, artisticamente parlando legato al realismo, anche per vicinanza ideologica e per facilità comunicativa; e dall'altra dall'urgenza di un rinnovamento formale che il realismo socialista non poteva più contenere, volto all'astrattismo. Il clima era teso, quasi elettrico. Solo pochi anni prima, nel 1948, lo stesso Palmiro Togliatti sulla rivista Rinascita aveva demolito le ricerche formali degli artisti con lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia, definendole "scarabocchi" e "cose mostruose". Eppure Turcato, tutt’altro che intimidito, scelse di rilanciare la sua visione propria a Venezia, con opere come «I maggio a Mosca», innescando nuove polemiche e trovando però un difensore d'eccezione nel critico francese Christian Zervos. Fu proprio Zervos, sui suoi Cahiers d’Art, a eleggere Turcato a simbolo di un’innovazione necessaria, contrapponendo la sua sottile intelligenza visiva alla magniloquenza celebrativa del Guttuso di quegli anni.
Giulio Turcato, I maggio a Mosca, 1952. Stima 80-120 mila euro
Gerhard Richter (1932), Eis, 1981. Stima 40-50 mila euro
Entrando nel merito di «I maggio a Mosca», qui Turcato trasfigura il ricordo dei fuochi d’artificio che illuminarono la Piazza Rossa nel 1945 per la vittoria sui nazisti, relegando la figurazione a un ruolo quasi marginale, appena accennato. La piazza è una forma geometrica stilizzata, il contesto attorno sfuma nel bianco, mentre i pinnacoli del Cremlino svaniscono per lasciare il posto alla sagoma schematica di una fabbrica, omaggio astratto alla Festa dei lavoratori. Vi è poi un dettaglio che racconta molto della libertà intellettuale dell'artista: se Venturi espose l’opera nel senso corretto, Zervos la stampò deliberatamente capovolta, e Turcato, quasi a voler recidere l'ultimo cordone ombelicale con la realtà descrittiva, appose la sua firma su quel rovesciamento. È così che l'opera verrà presentata oggi, mantenendo intatta una visione che sfida il tempo e che i collezionisti potranno ammirare durante i giorni di esposizione a Palazzo Cigola Fenaroli Valotti il 13 e 14 aprile. E ovviamente provare a conquistare in asta.
Vendita che non si esaurisce certo con Turcato, ma prosegue tra le pieghe del Novecento più colto e raffinato. Si scorge in catalogo, per esempio, la rigida e ipnotica geometria di Paolo Scheggi con «Intersuperficie curva», un acrilico verde del 1967 stimato 40-60 mila euro, dove la sovrapposizione delle tele crea un dialogo spaziale di assoluta purezza. Di tenore opposto, ma altrettanto magnetico, è il volume d'artista «Eis» di Gerhard Richter, un esemplare unico del 1981 con copertina dipinta a smalto spray, proposto con una stima di 40-50 mila euro, che testimonia la capacità del maestro tedesco di trasformare il libro in un oggetto plastico e irripetibile. Infine, la materia si fa carne e tormento nella scultura di Leoncillo Leonardi. La sua «Donna al sole» del 1965, una terracotta invetriata stimata 30-40 mila euro, chiude idealmente un percorso che dalla sintesi politica di Turcato approda alla dimensione esistenziale e materica della scultura informale, confermando la selezione di Capitolium coerente ed eterogenea al tempo stesso.
Paolo Scheggi (1940-1971), Intersuperficie curva, 1967. Stima 40-60 mila euro
Leoncillo Leonardi (1915-1968), Donna al sole, 1965. Stima 30-40 mila euro
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