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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliMentre per tutta Milano si rincorrono le imprese sportive dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, un'immagine inattesa fa la sua comparsa nei padiglioni di Fiera Milano, dove si svolgono alcune gare della manifestazione. Si tratta della «Lotta di Giacobbe con l’angelo» di Pierfrancesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Un dipinto del 1610 circa - conservato dal Museo Diocesano di Milano, che lo concede in prestito - e che dal passato giunge fino a questo momento per reinventarsi, o allargare l'orizzonte del suo messaggio.
L'opera rappresenta un corpo a corpo inesausto in uno scenario notturno, che porta lo sforzo oltre l'umano. Giacobbe e l’angelo sono avvinti in una torsione senza tregua. La luce è tagliente, quasi metallica. Il Morazzone costruisce lo scontro come un nodo di forze contrapposte, una trama di muscoli e drappi che si stringono e si respingono. Non c’è enfasi celebrativa né compiacimento eroico. Ma uno sforzo pieno di senso, che condensa in sé uno spettro di significato che supera il momento, ma si fa carico del percorso che ha portato lì i due contendenti.
Ed è in questa spinta che la lotta biblica si avvicina alla competizione sportiva. Non solo nel confronto, ma nella fatica che ha condotto ad esso. Alla disciplina quotidiana, alla ripetizione ostinata, alla solitudine dell’allenamento. Prima dell’arena c’è sempre la palestra. Prima del podio il confronto silenzioso con i propri limiti. Giacobbe combatte fino all’alba senza sapere se vincerà, come l’atleta si prepara alla gara senza garanzie di successo. In entrambi i casi, ciò che è in gioco non è soltanto il risultato, ma una trasformazione.
Fiera Milano presenta “Lotta di Giacobbe con l’angelo”, capolavoro del maestro Morazzone in prestito dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini, fino al 15 marzo 2026
Fiera Milano presenta “Lotta di Giacobbe con l’angelo”, capolavoro del maestro Morazzone in prestito dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini, fino al 15 marzo 2026
Il testo biblico racconta che l’angelo, non riuscendo a prevalere, colpisce l’anca di Giacobbe. È un gesto ambiguo, in cui ferita e benedizione coincidono. La lotta non termina con la distruzione dell’altro, ma con un cambiamento reciproco. Giacobbe esce dallo scontro zoppicante, ma diverso. Anche lo sport lascia segni: cicatrici, memorie, consapevolezze. Il corpo è il luogo in cui si iscrive l’esperienza e che ne manifesta l'esito. Questo non sempre coincide con la prevaricazione dell'altro, ma nella consapevolezza di aver attraversato una prova insieme.
In questo senso l’Olimpiade e il racconto della Genesi condividono una grammatica comune. Entrambi mettono al centro il confronto regolato, il limite come misura, la tensione come forma di conoscenza. La competizione olimpica non è guerra, ma un confronto basato su regole e rispetto reciproco. L’avversario non è un nemico da eliminare, ma una presenza necessaria per il compiersi della sfida. Senza l’altro non c’è gara, così come senza l’angelo non c’è per Giacobbe la rivelazione necessaria alla sua crescita spirituale.
Roberto Longhi vedeva in questa composizione qualcosa di simile a un passo di tango. L’immagine non è un vezzo critico: suggerisce che lo scontro è anche una coreografia, un equilibrio instabile in cui forza e controllo si alternano. Lo stesso avviene nello sport quando il gesto tecnico raggiunge precisione e misura. Il movimento diventa ritmo, il gesto si fa linguaggio.
Esporre la «Lotta di Giacobbe con l’angelo» nei padiglioni che ospiteranno alcune gare dei Giochi significa introdurre, dentro la macchina organizzativa dell’evento, una riflessione più ampia, che riguarda l’immaginario che una città costruisce attorno a sé. In questo caso, Fiera Milano sceglie di affiancare al racconto dell’efficienza e della performance quello della prova e della trasformazione, fisica e morale.
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