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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliA differenza degli anni precedenti, quando la manifestazione biennale, organizzata dall’associazione omonima e curata da Adachiara Zevi, si svolgeva a ridosso del 27 gennaio, Giornata della Memoria, quest’anno «Arte in Memoria» si è inaugurata in primavera. La mostra internazionale d’arte contemporanea, legata alla memoria della cultura ebraica, è aperta presso la Sinagoga del Parco Archeologico di Ostia Antica (Roma) fino al 27 settembre. Le installazioni di due artiste, l’israeliana Ella Littwitz (classe 1982) e la polacca Natalia Romik (1983), sono inserite fra i resti dell’antico luogo di culto del IV secolo d.C., le cui fondamenta risalgono al I secolo d.C., rendendo la sinagoga ostiense una delle più antiche testimonianze della diaspora ebraica. La 12ma edizione (a partire dal 2002) di «Arte in Memoria» è promossa dal Ministero della Cultura con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e il sostegno dell’Istituto Polacco di Roma e del Wissenschaftskolleg di Berlino.
Nei mesi scorsi, dal MiC era partita l’indicazione a rinviare la data di apertura della manifestazione a causa della guerra nella Striscia di Gaza; uno scenario tutt’altro che risolto, come commenta Adachiara Zevi: «Per motivi di sicurezza abbiamo dovuto rimandare, ma la situazione non è migliorata e viviamo il peso del ritorno del conflitto. Tuttavia, ora vogliamo dare un segnale di dialogo culturale, in un luogo che è un concentrato di arte e memoria». L’artista israeliana, autrice dell’opera site specific «For they have seen (y)our nakedness», non è potuta intervenire per timore di non poter far ritorno a casa se lo scontro si fosse nuovamente inasprito: «Ella Littwitz vive il dramma di un Paese che ha smarrito la direzione, spiega la curatrice. La sua opera, un’arca “portatile” e vuota, collocata nello spazio dell’antica Arca Santa, è un centro spirituale che crea legami con quello antico, ma, al tempo stesso, pone interrogativi sulla capacità di preservarne lo spirito nel mondo odierno». A partire dal prossimo novembre, è prevista una personale di Ella Littwitz alla Galleria Sala 1 di Roma.
Di segno differente, pervasa da un’atmosfera lirica e nostalgica, è l’opera, anch’essa site specific, di Natalia Romik. L’artista, presente all’inaugurazione, ha introdotto le sue 14 sculture nere in cera naturale, dal titolo «Flickering architecture», con una sua poesia che, nella versione italiana, termina così: «Ci sarà la guerra, ci saranno macerie. Accendiamo candele nere». Candele come segni di memoria: i cinque esemplari (ripetuti più volte) realizzati da Romik riproducono altrettanti frammenti di nascondigli per gli ebrei di Varsavia che tentavano di sottrarsi alle persecuzioni; accese in una giornata piuttosto ventosa, le sculture si sono sciolte in parte, creando una sintesi con le pietre antiche.
«Pur concepite separatamente, le due opere esposte sembrano parlarsi», è stato il commento, durante l’inaugurazione, dello storico dell’arte Francesco Spina, che ha collaborato all’allestimento con Adachiara Zevi. Mentre il direttore del Parco Archeologico, Alessandro D’Alessio, ha parlato di Ostia Antica come «luogo di integrazione culturale e religiosa, dove la comunità ebraica è fortemente attestata; e, al tempo stesso, in questo periodo è aperta una mostra sulla comunità cristiana dei primi secoli, nel Castello di Giulio II adiacente il Parco».
Nei pressi della sinagoga, i visitatori del Parco trovano anche alcune delle 54 opere delle edizioni precedenti, rimaste come prodromo di un’ipotetica collezione contemporanea in un sito archeologico.
Ella Littwitz, Progetto per «For they have seen (y)our nakedness», 2026, Parco archeologico di Ostia antica, Sinagoga, «Arte in Memoria»