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«Senza titolo (Untitled)» (2024) di Mimmo Paladino

Foto © Gabriele Fiorito

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«Senza titolo (Untitled)» (2024) di Mimmo Paladino

Foto © Gabriele Fiorito

Arte contemporanea in 16 edicole votive pugliesi

Il progetto, da un’idea del sindaco di Parabita Stefano Prete, modernizza la visione e recupera questi piccoli tempietti nel centro storico del paese in provincia di Lecce, attraverso il contributo di 16 artisti 

Graziella Melania Geraci

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Spazi sacri dedicati alla devozione popolare, punti di riferimento stradale ma anche, dal 1700 in poi, fonte di illuminazione e protezione, così le edicole votive sono state tramandate alle nostre città, inserite nelle strutture architettoniche quali paesaggi della spiritualità e testimonianza di arcaiche necessità. Ora il progetto «Votiva» ne modernizza la visione costruendo un percorso che recupera questi piccoli tempietti nel centro storico di Parabita, in provincia di Lecce, attraverso il contributo di 16 artisti contemporanei. «Votiva» è il primo passo per la formazione di una collezione d’arte permanente commissionata dal Comune inserendosi in «Parabita per il contemporaneo», una selezione di interventi mirati per la rigenerazione e il cambiamento.

Partendo da un’intuizione del sindaco Stefano Prete, con la direzione artistica di Giovanni Lamorgese, a cura di Flaminia Bonino e Laura Perrone e con il supporto dell’assessore alla cultura di Parabita Francesca Leopizzi, l’itinerario delle edicole votive segue differenti declinazioni e interpretazioni proposte dagli artisti chiamati a realizzare opere quasi sempre site specific. La sacralità riproposta nell’opera «Dio (Cubo)» di Francesco Arena viene definita dalla parola nascosta alla vista e completata solo dall’unità dei due blocchi di marmo. Il senso di una religiosità intima è sorretto da un’estetica minimale dove materia e forma rimandano all’essenza pura. L’«Addolorata» di Lamorgese affonda le radici nell’iconografia classica liberandosi tuttavia dal pathos esasperato e lasciando voce al contrasto nelle cesure e nelle crepe della candida ceramica. È invece il segno la matrice di «Compito #20» di Adrian Paci, la ripetizione graficamente ossessiva diventa per l’artista memoria e valutazione cronologica, sperimentazione empatica che fissata su una tavoletta assurge a partitura antica. Mimmo Paladino ha scelto per la propria edicola la rappresentazione attraverso il mosaico, vi risaltano il colore blu e l’oro, la postura ieratica e i simboli sacri propri di un linguaggio primitivo. Lo spazio così definito chiarisce la dimensione sacrale e si coniuga perfettamente con la finalità del progetto. Nel «Miracolo senza titolo» di Luigi Presicce sogni e ricordi dell’infanzia si uniscono per un immaginario complesso che tuttavia ha richiami alla cultura e alle superstizioni popolari. L’opera di Chiara Camoni affonda le radici nelle tradizioni orali e trasforma l’archetipo dell’annunciazione in una scena popolata da esseri ibridi, inquietanti e rassicuranti allo stesso tempo proprio per la loro forza di riconoscibilità. Il «Wishing Painting (Votiva)» del collettivo artistico Claire Fontaine ripropone in chiave laica l’ex voto attraverso la citazione visiva delle monetine lanciate nelle fontane legate ad un desiderio irraggiungibile, spiccioli che si stagliano sul blu della tela come piccole stelle di origine mistico religiosa. Completano il percorso di «Votiva» le opere di Ludovica Carbotta, Gianni Dessì, ektor garcia, Helena Hladilová, Felice Levini, Claudia Losi, K.R.M. Mooney, Liliana Moro, Namsal Siedlecki e «Il canto della pace preventiva» di Michelangelo Pistoletto che verrà installata a luglio.

Graziella Melania Geraci, 11 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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