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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliArcoMadrid, la fiera d’arte contemporanea che si svolge dal 21 al 25 febbraio, abbandona una formula consolidata in più di vent’anni e dedica la 37ma edizione non a un Paese invitato, ma a un concetto: il futuro. Dopo avere superato la peggiore crisi della Spagna moderna e la feroce concorrenza delle fiere latinoamericane, il direttore di Arco, Carlos Urroz, pensa che sia il momento di cambiare.
Il programma è scandito in una sezione principale e quattro curate, rispondenti a un tema che è una vera e propria dichiarazione d’intenti. Resta immutata, invece, la determinazione a crescere in qualità ma non in volume, per cui è sostanzialmente invariato il numero di gallerie, 209 da 29 Paesi.
Delle 160 che formano il programma principale, più della metà, il 68%, sono straniere, con una preponderanza della partecipazione sudamericana, che con 39 stand riconferma il ruolo di Arco come punto d’incontro e di scambio tra Europa e America Latina. Alle fedelissime come Barbara Thumm, Chantal Crousel, Hauser & Wirth o Michel Rein, si sommano importanti new entry come Guido W. Baudach, König Galerie o Van Doren Waxter e l’atteso ritorno di Thaddaeus Ropac di Parigi e delle newyorkesi Team e Alexander and Bonin.
Diciannove gallerie espongono nella sezione «Futuro», che con le loro proposte monografiche vogliono offrire una visione della complessità del mondo contemporaneo. Di queste, tre sono italiane: Laveronica di Modica, Umberto Di Marino di Napoli ed Emanuel Layr con sede a Roma e Vienna, anche se curiosamente presentano artisti stranieri, rispettivamente la pachistana Maryam Jafri, il portoghese Pedro Neves Marques e la francese Lili Reynaud-Dewar.
Un’altra novità è l’allestimento museale della sezione, firmato dall’architetto Andrés Jaque: non più stand individuali, ma un format più fluido e integrato. L’ambizioso programma di «Futuro» valica i confini della fiera per estendersi in diversi spazi urbani, come il Museo Thyssen, il centro culturale La Casa Encendida e il centro d’arte 2 de Mayo, che accoglie un progetto di Neves Marques, raddoppiando così la presenza di Umberto Di Marino.
È un sintomo della vitalità della scena artistica italiana che ritorna ai tempi d’oro con 13 gallerie, di cui sette nel programma generale: Giorgio Persano di Torino, Enrico Astuni e P420 di Bologna, Federica Schiavo e Raffaella Cortese di Milano, Studio Trisorio e Tiziana Di Caro di Napoli.
Ma le gallerie italiane sono di nuovo presenti in tutte le sezioni curate della fiera. Continua di San Gimignano presenta Sabrina Mezzaqui e José Yaque nei «Dialoghi» curati da María e Lorena de Corral e Catalina Lozano, in cui 13 gallerie presentano opere di due artisti dal cui dialogo scaturiscono nuove idee.
Tra le 19 gallerie con meno di sette anni di attività selezionate per la sezione Opening si trova Car Drde di Bologna con David Casini e Alexis Teplin, mentre Monitor di Roma, per la prima volta ad Arco, presenta nel programma Solo/Dúo, le opere di Tomaso De Luca e Ian Tweedy.
Urroz ha infine potenziato il programma di collezionisti, quest’anno composto da 250 invitati di 40 Paesi, con l’iniziativa Young Collectors, che porta a Madrid una trentina di giovani collezionisti internazionali, con l’obiettivo di promuovere una nuova generazione di acquirenti.
L’iniziativa si completa con un servizio di consulenza gratuito e con la piattaforma Artsy.net che permette di visitare la fiera e, volendo, di acquistare le opere esposte su internet e con l'app Artsy.
Una veduta di ArcoMadrid 2018
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