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Antonello da Messina, «Ritratto d’uomo», 1476, Torino, Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama

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Antonello da Messina, «Ritratto d’uomo», 1476, Torino, Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama

Antonello da Messina, due volti sotto la luce di Sicilia

Mentre proseguono le polemiche e le indagini dopo il clamoroso furto delle tavole del Polittico di San Gregorio, il Museo Mandralisca di Cefalù riunisce per la prima volta in Sicilia il «Ritratto Trivulzio» e il «Ritratto d’uomo», due capolavori della ritrattistica rinascimentale che poi approderanno a Palazzo Madama di Torino

Mentre il clamoroso furto della sera di Ferragosto di 3 delle 5 tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e della tavoletta bifronte del MuMe ha scosso il mondo dell’arte, l’attenzione del grande pubblico su Antonello da Messina sembra destinata a crescere. Fino al 4 novembre, nel silenzio generale, una mostra imperdibile è allestita al Museo Mandralisca di Cefalù (Palermo), dov’è esposto, per la prima volta in Sicilia, il «Ritratto Trivulzio», proveniente dalle collezioni di Palazzo Madama a Torino, insieme al «Ritratto d’uomo» delle collezioni del barone Mandralisca. Vedere in Sicilia il ritratto conservato a Torino è una rarità; l’opera infatti non risultava presente nemmeno nella mostra tenutasi a Messina nel 1953 «Antonello e la pittura del 400 in Sicilia», passata alla storia per il magistrale allestimento di Carlo Scarpa, in cui erano esposte 18 opere di Antonello, provenienti da tutta Europa. E mancava anche nella più recente mostra monografica palermitana dedicata al maestro messinese tenutasi a Palazzo Abatellis tra il 2018 e il 2019. Il titolo della mostra aperta al Museo Mandralisca, e che dal 12 novembre al 22 febbraio 2027 sarà allestita a Palazzo Madama a Torino, è «L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino» ed è nata dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca e Palazzo Madama, Museo Civico d’Arte Antica di Torino. 

Fino a quella data un’occasione eccezionale per chi si trova in Sicilia è entrare nella piccola sala del Mandralisca a due passi dal mare e lasciarsi affascinare dallo sguardo conturbante di due uomini dall’identità sconosciuta (al vaglio degli studiosi ci sono alcune ipotesi), eppure così familiari e dalla fisiognomica inconfondibilmente mediterranea, come sottolineato da Federico Zeri prima e da Leonardo Sciascia poi, in particolare per il Ritratto di Cefalù. Si tratta, com’è noto, di due capolavori della ritrattistica rinascimentale, due personaggi che la mano di Antonello ha reso scandalosamente umani, attraverso una sorprendente e anticipatrice capacità di analisi psicologica, unendo l’influenza dei fiamminghi e la ricerca spaziale degli italiani (si vedano i dettagli illusionistici). Il primo per cronologia, il «Ritratto d’uomo» di Cefalù, opera del 1470 ca, dipinta a olio su tavola di noce, venne attribuito ad Antonello da Giovan Battista Cavalcaselle nel 1860, quando già si trovava nelle mani del nuovo proprietario, il coltissimo barone Enrico Pirajno di Mandralisca che l’aveva acquistato a Lipari l’anno prima. Il «Ritratto Trivulzio», anch’esso a olio su tavola, questa volta firmato e datato 1476, proveniva dalla galleria Rinuccini di Firenze e dal 1850 circa si trovava nella collezione Trivulzio di Milano. Solo nel 1935 il Museo Civico di Torino ne divenne proprietario, a titolo di compensazione, per il mancato acquisto dell’intera collezione che rimase alla città di Milano. Riportare le opere di Antonello, sebbene temporaneamente, nella calda luce della sua Sicilia, è operazione filologica di grande sensibilità estetica, oltre che di indubbio valore simbolico. 

Come dimenticare il ricorso al calicot plissettato di Scarpa nell’allestimento del 1953 nell’intento di immergere i capolavori di Antonello nella luce più appropriata. E appropriata appare la saletta buia del Mandralisca (sebbene l’apparato didattico permanente del museo necessiterebbe di maggiore rigore e rarefazione), per le due tavolette dal cui fondo scuro emergono dalla penombra e di tre quarti i due effigiati. l’uno con il sorriso più enigmatico (insieme a quello della Gioconda) della storia dell’arte, l’altro con lo sguardo tra l’altero e lo sprezzante, di chi conosce come vanno le cose del mondo. Fuori dal museo, fa da contraltare la luce abbacinante che avvolge tutto. Come osserva sulle due opere nel suo testo in catalogo (Silvana) il direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa : «[…] A Cefalù l’immagine sembra ancora muoversi sotto gli occhi di chi osserva: il sorriso sfugge a una definizione stabile, lo sguardo devia, la presenza è come una vibrazione che non si lascia fissare. A Torino tutto si raccoglie in una misura più ferma, consapevole della propria forza, capace di tenere insieme controllo e intensità». A Torino, la mostra si inserirà nel ciclo «Incontro con il capolavoro», il programma espositivo di Palazzo Madama dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna.

Giusi Diana, 24 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Giusi Diana

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