Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Chanel Next Prize 2025

Image

Chanel Next Prize 2025

Allo Chanel Next Prize 10 traiettorie del contemporaneo

I dieci vincitori dell’edizione 2026 riflettono la vocazione del premio a sostenere pratiche artistiche in fase di ricerca. Agli artisti selezionati, attivi tra musica, cinema, danza, performance e arti visive, 100mila euro ciascuno e un programma biennale di accompagnamento

Rosalba Cignetti

Leggi i suoi articoli

Lontano dal voler essere un premio per carriere già consolidate, lo Chanel Next Prize è nato come strumento di lavoro attivo nella ricerca artistica. Inserito nel quadro dello Chanel Culture Fund, il riconoscimento offrire risorse a pratiche che si muovono tra discipline diverse e che non rispondono a un’estetica o a un linguaggio dominante. I 10 vincitori dell’edizione 2026, proclamati il 19 gennaio, sono dieci artisti provenienti da contesti geografici e culturali differenti, attivi tra musica, cinema, danza, performance e arti visive. Ad accomunarli un modus operandi che mette in discussione i confini dei linguaggi e i formati tradizionali di produzione e fruizione. Pratiche ibride che si sviluppano tra corpo, suono, spazio, immagine e tecnologia, difficili da ricondurre a categorie stabili. Il premio consiste in un contributo di 100mila euro per ciascun vincitore senza vincoli di destinazione, affiancati da un programma di accompagnamento di due anni basato su mentorship, scambi e accesso a reti istituzionali internazionali. L’obiettivo non è indirizzare la ricerca né produrre risultati immediati, ma creare le condizioni per un avanzamento autonomo del lavoro.

 

 

La selezione, affidata a una giuria internazionale che opera in forma riservata, privilegia il potenziale di sviluppo e la coerenza dei percorsi più che la loro spendibilità immediata. Il risultato è una fotografia del contemporaneo frammentata, ma precisa, che restituisce un’idea di futuro culturale come campo aperto di possibilità e pratiche in trasformazione. Un modello che accetta l’incertezza come parte integrante del lavoro artistico dando volutamente esito a una fotografia del contemporaneo parziale e intenzionalmente non pacificata. Le ricerche sostenute attraversano temi come il corpo, la memoria, il suono, lo spazio urbano, le tecnologie emergenti, spesso senza dichiarazioni programmatiche e senza l’urgenza di posizionarsi all’interno di dibattiti già codificati. Più che anticipare tendenze, questi lavori sembrano interrogare le condizioni stesse in cui l’arte viene prodotta, mostrata e recepita oggi. Tra i dieci vincitori Ambrose Akinmusire lavora sul jazz come forma aperta e politica, intrecciando composizione, improvvisazione e scrittura per costruire narrazioni sonore che parlano di identità, storia e tensioni sociali. Marco da Silva Ferreira parte invece dal corpo e dalla danza urbana per smontare i codici della coreografia contemporanea, trasformando movimento, ritmo e collettività in strumenti critici. Il suono e la performance sono centrali anche nella pratica di Pan Daijing, che lavora tra musica sperimentale, installazione e gesto performativo, costruendo ambienti sensoriali densi e spesso disturbanti. Il cinema è invece l’ambito di Payal Kapadia, il cui lavoro si muove tra finzione e documentario per raccontare memoria, intimità e condizioni sociali, con un linguaggio visivo rigoroso e non narrativo. Ayoung Kim opera poi all’incrocio tra arti visive, tecnologia e world-building, creando universi narrativi che riflettono su potere, temporalità e sistemi digitali. Le installazioni di Emeka Ogboh usano suono, voce e spazio pubblico per indagare migrazioni, economie informali e identità urbane, trasformando l’esperienza sensoriale in strumento di lettura politica. La dimensione performativa ritorna nel lavoro di Andrea Peña, che combina danza, ritualità e pratiche somatiche per esplorare il corpo come archivio culturale e luogo di trasformazione. Bárbara Sánchez-Kane attraversa moda, scultura e performance per mettere in discussione i codici di genere, potere e rappresentazione, usando l’abito come dispositivo critico. Pol Taburet lavora con pittura, disegno e installazione su immaginari ibridi e figure ambigue, dove il corpo diventa luogo di metamorfosi e tensione simbolica. Chiude il gruppo Álvaro Urbano, la cui pratica si sviluppa tra installazione e intervento ambientale, spesso in dialogo con architettura, natura e memoria, mettendo in scena spazi fragili e temporanei.

Rosalba Cignetti, 27 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Dalla nascita delle collezioni civiche al ruolo dei grandi mecenati, il progetto espositivo «Ottocento svelato» ricostruisce il sistema dell’arte nella Genova del XIX secolo con due grandi mostre al polo di Arte Moderna e Contemporanea di Genova Nervi

Due nature morte del 1919 e del 1941, acquisite negli anni Cinquanta per la collezione voluta da Enrico Mattei, esposte fino all’11 gennaio 2026 raccontano un’idea di collezionismo nato come forma di esercizio cognitivo

È scomparsa a 87 anni una delle figure più autorevoli della tutela e della promozione del patrimonio artistico e culturale genovese e ligure

La morte dell’attrice parigina chiude una delle traiettorie più luminose e  contraddittorie del Novecento europeo, passata dalla centralità dell’immagine alla sua radicale messa in discussione, ha attraversato cinema, costume, politica dell’immagine e attivismo, lasciando un’impronta che va ben oltre lo schermo

Allo Chanel Next Prize 10 traiettorie del contemporaneo | Rosalba Cignetti

Allo Chanel Next Prize 10 traiettorie del contemporaneo | Rosalba Cignetti