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Antonio Biasiucci, «Corpo Ligneo», 2021

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Antonio Biasiucci, «Corpo Ligneo», 2021

Alla Reggia di Caserta gli archetipi di Antonio Biasiucci

Nella Gran Galleria 300 fotografie dell’artista casertano sono allestite in un percorso che sviluppa 24 temi: nella sala dedicata la latte, esposta la videoinstallazione «Corpo latteo»

Olga Scotto di Vettimo

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Dal 30 maggio al 30 novembre la Reggia di Caserta espone circa 300 fotografie di Antonio Biasiucci. La mostra «Archetipi» (catalogo Allemandi), a cura di Tiziana Maffei con l’organizzazione di Valeria Di Fratta e Paola Servillo, realizzata e prodotta dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, è una importante antologica sul lavoro dell’artista nato a Dragoni, paese del casertano distante pochi chilometri dalla residenza borbonica. «La mostra si inscrive nel percorso che la Reggia di Caserta ha dedicato alla fotografia contemporanea, costruito per tappe coerenti e progressive: dalla collettiva “Campania Mirabilis” a “Visioni” di Luciano Romano e Luciano D’Inverno, fino a “Prospettive” di Massimo Listri, approdando ad Antonio Biasiucci, dove la ricerca indaga origine e permanenza delle forme, ma anche la dimensione autobiografica dell’artista nel ricevere il dono della fotografia», chiarisce la curatrice Tiziana Maffei, che con quest’importante mostra conclude anche il suo mandato alla direzione della Reggia. «Allestita nella Gran Galleria, l’esposizione si misura con uno spazio che non è semplice contenitore, ma dispositivo di visione, eredità della lezione di Luigi Vanvitelli. Attraverso lo sguardo dell’artista, il pubblico è invitato a interrogare il significato e il valore della permanenza delle forme. Gli oggetti archetipici della storia dell’uomo non sono semplici soggetti, ma tracce vive di una memoria che si stratifica e si rinnova, rivelando la capacità delle forme di mutare senza perdere la propria densità simbolica», aggiunge.

Il percorso, che ha inizio nella Cappella palatina dove sono allestite le immagini di 27 ex voto, sviluppa 24 temi (tra cui anche il Real Sito di San Leucio, recente progetto realizzato per celebrare i 250 anni dalla fondazione della Colonia) attraverso singole fotografie, polittici e installazioni. «Il senso di questa mostra è un po’ quello che sempre accompagna i miei lavori. Nella Gran Galleria abbiamo allestito i grandi polittici, facendo convivere il lavoro sul latte, il lavoro con le vacche, quello sul rituale contadino dell’uccisione del maiale, il mio lavoro sulle “Madri”, il lavoro sul Museo delle Civiltà e “Magma”. È come se questi grandi polittici prendessero vita creando una metamorfosi continua. Nelle altre stanze invece c’è una contaminazione più netta: passo dalle donne incinte agli ex voto, dai “Crani” ai “Pani”, al mondo di sotto, organismi unicellulari, che ho fatto a Capri. È come se raccontassi una sorta di assoluto, un’utopia; è come se tutto convergesse verso qualcosa che poi probabilmente non si trova», racconta l’artista.

«La poetica di Biasiucci opera per densità e sottrazione, aggiunge Maffei. Non descrive, ma condensa; non rappresenta, ma trattiene. Le immagini attraversano il reale fino a far affiorare ciò che resiste alle trasformazioni. L’allestimento costruisce un campo di relazioni tra distanza e prossimità, pausa e sequenza. Le opere, attraverso nuclei e inaspettate aggregazioni, generano risonanze che attivano una percezione non lineare. In questo contesto si colloca l’ingresso in collezione delle opere “Magma” e “Corpo latteo”, sostenute dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dall’Art Bonus. “Archetipi” si configura nella Gran Galleria della Reggia di Caserta come esperienza aperta: un laboratorio dello sguardo in cui la forma non è dato definitivo, ma permanenza in trasformazione».

Nella Gran Galleria, dove Mimmo Paladino è intervenuto disegnando grandi numeri che alludono alle identità perse dei migranti scomparsi in mare, anche una videoinstallazione, «una moltitudine con una serie di volti di migranti fotografati in Grecia e di rifugiati nei campi saharawi; una moltitudine di volti che crea una comunità. Tutti ambiscono al sogno, a una vita migliore, nonostante le diversità, racconta Biasiucci. C’è poi una sala dedicata al latte: “Corpo latteo” è una videoinstallazione a cinque schermi. È il mio lavoro sul latte, che è liquido amniotico, corpo celeste, galassia, stella, pianeta. È un racconto che sottolinea l’impossibilità di una narrazione lineare, quando il cosmo conserva chiaramente un mistero che noi non conosciamo. C’è anche un lavoro dedicato a mio padre. In una piccola stanza ho sistemato i negativi delle fotografie che aveva fatto agli abitanti di Dragoni, paese nel quale sono nato. Ne viene fuori una costellazione molto intima, composta da piccoli volti».

Antonio Biasiucci, «Insula», 2025

Antonio Biasiucci, «Magma», 1987-95

Olga Scotto di Vettimo, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Reggia di Caserta gli archetipi di Antonio Biasiucci | Olga Scotto di Vettimo

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