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Veduta dell’allestimento della mostra di Giovan Francesco Penni alla Galleria Borghese a Roma

Courtesy Galleria Borghese

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Veduta dell’allestimento della mostra di Giovan Francesco Penni alla Galleria Borghese a Roma

Courtesy Galleria Borghese

Alla Galleria Borghese Giovan Francesco Penni, allievo di Raffaello, e Marcello Provenzale, genio del mosaico barocco

Al museo romano due mostre dossier riavviano i progetti di ricerca dedicati a un numero selezionato di opere della collezione per approfondire snodi cruciali della sua storia

Nella Sala 19 della Galleria Borghese di Roma il volto radioso di Cristo dalla Pinacoteca Civica di Cento lascia intravedere i dettagli più minuziosi dell’epidermide, enfatizzati da microtessere di mosaico. Poco distante, lo sguardo fosforescente di una civetta punta il medesimo soggetto che campeggia sulla «Minerva in atto di abbigliarsi» dipinto da Lavinia Fontana. «Genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese», come recita il titolo della mostra dossier che lo vede protagonista dal 17 marzo al 10 maggio alla Galleria Borghese, Marcello Provenzale da Cento abitò fino alla morte la dimora del cardinale Scipione e dei suoi eredi, apprezzato dallo stesso Paolo V per il suo «nuovo modo di far mosaico assai diverso e più bello dell’antico». Realizzata in collaborazione con la Pinacoteca Civica «il Guercino» di Cento (Fe), dove si sposterà dal 2 ottobre al 10 gennaio 2027, la mostra-studio approfondisce la ricerca del museo romano su opere della collezione della Galleria Borghese, ripercorrendo alcuni momenti fondamentali della sua storia.

Gli straordinari mosaici con il «Volto di Cristo» (1600 ca) dalla Pinacoteca Civica di Cento, «Civetta e altri uccelli» (1615) dalle Gallerie degli Uffizi e il «Ritratto di san Carlo Borromeo» da collezione privata dialogano infatti con altrettante opere della Galleria Borghese del medesimo artista: una «Madonna col Bambino» del 1600, un «Orfeo» (1618) con la sua araldica Borghese e un «Ritratto di Paolo V», nel quale le minuscole tessere conferiscono espressione al volto e movimento al rosso della veste papale. A 450 anni dalla nascita, avvenuta a Cento nel 1576, la mostra romana riporta quindi al centro dell’attenzione una figura chiave nella trasformazione del mosaico in linguaggio moderno nel clima della Controriforma, che si distinse per la sua capacità di tradurre in tessere di vetro le qualità pittoriche del colore e della luce.

Specializzatosi a Roma nell’arte musiva, partecipando fin dal 1600 ai cantieri della Basilica di San Pietro, Marcello Provenzale fu attivo anche nella Cappella Clementina e nella decorazione della cupola. «Oltre a indirizzare le scelte di acquisto degli artisti sul mercato romano, questo artista incredibile di casa Borghese, spiega Paolo Di Buono, direttore dello Studio del Mosaico Vaticano, fu tra i primi a utilizzare il cosiddetto mosaico filato. Nei suoi lavori le tessere microscopiche sono ottenute dalla sezione di bacchette di smalto tirate in fusione, permettendo di ottenere mezze tinte e sfumature cromatiche di straordinaria raffinatezza. Le fonti parlano dell’invenzione di questa tecnica a partire dal 1775, ma ci siamo resi conto che, all’interno delle sue opere, erano presenti tessere di mosaico filato già 150 anni prima».

Un ulteriore capitolo, centrale della vicenda collezionistica della Galleria Borghese, è affrontato dalla seconda mostra dossier visitabile fino al 10 maggio. Con «Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello» a cura di Lucia Calzona, il museo celebra il «ritorno a casa» dell’«Allegoria della Buona Speranza», attribuita a uno degli allievi più fedeli di Raffaello Sanzio, acquisita all’asta il 14 maggio 2025. La tavola centinata era segnalata in collezione Borghese dagli anni Trenta del Seicento come opera di Raffaello, di cui Penni è stato stretto collaboratore. Il recente acquisto rientra nel progetto, fortemente voluto dalla Galleria Borghese, di ricomporre e restituire al pubblico l’aspetto originario della propria collezione, attraverso un rigoroso lavoro di ricostruzione dell’identità storica e collezionistica.

La mostra offre anche lo spunto per riflettere sull’allievo dell’Urbinate, capace di tradurre le invenzioni del maestro in modelli grafici destinati alla bottega, rielaborando e perfezionando le idee iniziali. Il corpus di opere attribuitegli è ristretto. Tra queste figurano appunto le tavolette centinate con l’«Allegoria della Buona Speranza» della Galleria Borghese, l’«Allegoria della Carità», in collezione privata, oltre al tondo con «Adorazione del Bambino con san Giuseppe e san Giovannino» dell’Abbazia Santissima Trinità di Cava dei Tirreni, tutte accolte in mostra. L’incontro di queste tre opere con i capolavori presenti in sala restituisce un quadro articolato della bottega raffaellesca, mettendo in evidenza continuità stilistiche e dinamiche collaborative che caratterizzarono la produzione del gruppo, oltre a permettere agli specialisti, come ha ribadito la direttrice Francesca Cappelletti, «di avviare nuove riflessioni oltre agli studi compiuti».

Veduta dell’allestimento della mostra di Marcello Provenzale da Cento alla Galleria Borghese a Roma. Courtesy Galleria Borghese

Samantha De Martin, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Galleria Borghese Giovan Francesco Penni, allievo di Raffaello, e Marcello Provenzale, genio del mosaico barocco | Samantha De Martin

Alla Galleria Borghese Giovan Francesco Penni, allievo di Raffaello, e Marcello Provenzale, genio del mosaico barocco | Samantha De Martin