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Grazia Mazzarri
Leggi i suoi articoli«Rodin ha indagato la vitalità dell’eredità michelangiolesca creando un nuovo linguaggio. Un dialogo che attraversa il tempo e trasforma il capolavoro in esperienza capace di fecondare la modernità. Nella riscoperta ottocentesca di Michelangelo, la fotografia ha giocato un ruolo fondamentale traducendo l’opera in conoscenza visiva accessibile e condivisa, in grado di alimentare un vasto immaginario culturale»: nelle parole della curatrice Rita Scartoni c’è l’essenza della mostra «Da Michelangelo a Rodin nell’obiettivo degli Alinari», che la Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo presenta dal 12 giugno al 6 settembre. Organizzata e promossa dalla Fondazione Ivan Bruschi, parte del patrimonio culturale di Intesa Sanpaolo (che nel suo museo Gallerie d’Italia di Torino ha fatto della fotografia e degli archivi il fulcro del suo lavoro), con la Fondazione CR Firenze in collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia e con il patrocinio di Regione Toscana e Comune di Arezzo, la mostra è corredata da un catalogo edito dalla Società Editrice Allemandi.
In un percorso articolato in quattro sezioni («Gli Alinari e Michelangelo», «Le sculture delle Cappelle Medicee nel 1943», «Gabriele D’Annunzio e la Volta della Cappella Sistina» e «Michelangelo e la scultura moderna»), la curatrice Scartoni ha selezionato dal ricco patrimonio degli Archivi Alinari 78 fotografie scattate tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento che consentono di ripercorrere il ruolo decisivo che i tre principali atelier fotografici italiani (Alinari, Brogi e Anderson) svolgono nella riproduzione e nella diffusione internazionale dell’opera di Michelangelo. Una riscoperta che passa proprio dalla fotografia, il nuovo medium capace di «trascrivere» nello spazio bidimensionale della stampa fotografica la complessità dell’opera michelangiolesca, dal David agli affreschi della Cappella Sistina alle sculture delle Cappelle Medicee.
Domenico Anderson, Michelangelo Buonarroti, «Volta della Cappella Sistina (1508-1512), Musei Vaticani», 1882-90, Firenze, Archivi Alinari
In un’epoca in cui la fotografia è ancora segnata da sperimentazione e artigianalità, i tre grandi stabilimenti fotografici dell’Ottocento affrontano questo compito con straordinaria competenza: le grandi lastre negative, come quelle del «Mosè», della Volta della Sistina e del «Giudizio Universale», testimoniano infatti un altissimo livello tecnico oltre che artistico. Ad esempio, nel 1940, in pieno periodo bellico, le sculture delle Cappelle Medicee furono rimosse dalla loro collocazione per essere messe in sicurezza, consentendo allo Stabilimento fotografico Brogi di fotografarle mentre si trovavano a terra, in una situazione visiva assolutamente eccezionale, prima di essere trasferite, nel 1943, nella Villa di Torre a Cona a Rignano sull’Arno.
La circolazione di quelle immagini fotografiche, presentate in uno straordinario servizio in epoca bellica, alimentò gli studi storico artistici e contribuì alla costruzione di un vasto immaginario culturale, rintracciabile anche nelle parafrasi poetiche di Gabriele D’Annunzio. Allo stesso tempo, la rilettura dell’opera di Michelangelo ebbe un forte influsso anche sulla scultura tra Otto e Novecento: artisti come Auguste Rodin e Antoine Bourdelle, Domenico Trentacoste e Libero Andreotti riconobbero nelle forme dirompenti dei corpi michelangioleschi riprodotti in quegli scatti fotografici una fonte di intensa energia drammatica, trasformandola in un nuovo linguaggio plastico.
La mostra è arricchita da #INMOSTRA, una serie di incontri di approfondimento a ingresso gratuito moderati da Carlo Sisi, conservatore della Fondazione Ivan Bruschi, e curati da Rita Scartoni («Da Michelangelo a Rodin: l’arte di riprodurre l’arte» mercoledì primo luglio ore 17.30) e dal direttore della Fondazione Carlo Lodovico Ragghianti Paolo Bolpagni («Michelangelo e il Critofilm di Carlo Lodovico Ragghianti» mercoledì 8 luglio ore 17.30).
Stabilimento Giacomo Brogi, «La tribuna con il David di Michelangelo Buonarroti all’interno della Galleria dell’Accademia, Firenze», post 1875-90 ca, Firenze, Archivi Alinari