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©Veronique De Viguerie.

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Alfredo Jaar e la politica dello sguardo. Quando la fotografia interrompe l'indifferenza

Dal 17 luglio la mostra «Inferno & Paradiso», ideata da Alfredo Jaar per Cortona On The Move, ribalta l’idea che il bombardamento continuo di immagini della sofferenza produca assuefazione

Redazione GdA

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Tra inferno e paradiso esiste uno spazio liminale. Come insegnato da Dante, non è un confine netto, ma una soglia. Un Purgatorio dell'anima dove la percezione si affina e la coscienza si confronta con le proprie ombre e luci. Nel contesto attuale, caratterizzato da una proliferazione di immagini che rischia di anestetizzare la sensibilità, l'intervento di Alfredo Jaar si configura come un atto di resistenza. La sua mostra «Inferno & Paradiso» è un dispositivo immersivo concepito per sollecitare la coscienza, per riaffermare la funzione etica e trasformativa dell'immagine in un'epoca di indifferenza diffusa.

L'esposizione, frutto della collaborazione tra Photo Elysée di Losanna e il festival Cortona On The Move, si presenta come un punto di incontro. Qui, l'arte diventa cronaca e la memoria si unisce all'analisi critica. L'idea di Jaar ha coinvolto venti fotografi di reportage. A ciascuno è stato chiesto di selezionare dai propri archivi due scatti: «quella più dolorosa e quella più carica di speranza» – un confronto diretto tra la disperazione e la resilienza che costituisce il nucleo dell'installazione.

«Sono atterrato a Kampala, in Uganda, giovedì 28 luglio 1994... Quasi un milione di persone erano state uccise in meno di 100 giorni, in mezzo all'indifferenza criminale e barbara della cosiddetta comunità internazionale», ha affermato Jaar dopo aver assistito al genocidio ruandese, un'esperienza che ne ha plasmato la poetica e ricerca. Nato a Santiago del Cile nel 1956, l'artista, che è anche architetto e regista, usa la sua pratica artistica come veicolo per un impegno sociale e politico. Le sue installazioni, spesso con fotografia, sono finestre su conflitti, ingiustizie e crisi umanitarie.

Da bacino di consapevolezze maturate negli anni prende forma «Inferno & Paradiso». Un progetto che, come ha chiarito, «esamina e rovescia la nozione che il continuo bombardamento di immagini di sofferenza umana abbia un effetto anestetizzante su di noi». Jaar ribadisce che la questione non risiede nella quantità di immagini, ma in «come abbiamo imparato a guardare. Distogliamo lo sguardo troppo presto; consumiamo immagini con distrazione, non riuscendo a vedere un volto invece di una categoria, un essere umano invece di una statistica». La sua opera è un invito a infrangere questa abitudine. A fermarsi. A rallentare. A guardare di nuovo. Con una consapevolezza rinnovata, più acuta e responsabile.

L'allestimento della mostra è parte integrante della sua strategia di coinvolgimento. I visitatori sono accolti in uno spazio oscurato. Qui, le quaranta fotografie prendono vita, proiettate in cicli di venti minuti. La sequenza è un percorso studiato: prima le immagini di «paradiso», poi quelle di «inferno». Un'alternanza visiva ed emotiva che, come un moderno Virgilio nella Divina Commedia di Dante, guida il fruitore attraverso le pieghe dell'animo umano. L'installazione si configura come una sfida diretta allo spettatore. Un confronto con le reazioni che le immagini di felicità e dolore suscitano, riafferma la convinzione di Jaar che «la fotografia conservi ancora oggi una profonda capacità di incidere sulla coscienza collettiva, nonostante la saturazione visiva che caratterizza la nostra epoca».

L'obiettivo è chiaro: creare un ambiente dove le immagini non siano solo percepite, ma «occupate». Dove il tempo e l'ordine della proiezione costringano a confrontarsi con ciò che altrimenti verrebbe eluso. Non vi è però facile consolazione, né conclusione edulcorata. Anzi ciò che resta è una domanda ineludibile: «Cosa farai con ciò che hai visto?». L'opera di Jaar è un monito, perché guardare significa essere implicati e non esiste uno sguardo neutro, tanto nella realtà quanto nella fotografia. E così l'empatia radicale è l'unica risposta possibile all'indifferenza dilagante.

Redazione GdA, 27 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Alfredo Jaar e la politica dello sguardo. Quando la fotografia interrompe l'indifferenza | Redazione GdA

Alfredo Jaar e la politica dello sguardo. Quando la fotografia interrompe l'indifferenza | Redazione GdA