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Remo Salvadori a Palazzo Reale a Milano

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Remo Salvadori a Palazzo Reale a Milano

Addio a Remo Salvadori. Morto a 79 anni lo scultore meditativo

È stato uno dei protagonisti più rigorosi dell’arte contemporanea, autore di una ricerca tra scultura, spazio e percezione sviluppata lungo oltre cinquant’anni di attività

È morto a 79 anni l Remo Salvadori, figura appartata ma centrale della ricerca artistica italiana dagli anni Settanta a oggi. Nato nel 1947 a Cerreto Guidi, in Toscana, viveva e lavorava a Milano dal 1972, città in cui aveva sviluppato gran parte del suo percorso creativo. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Salvadori aveva costruito nel tempo un linguaggio autonomo, difficilmente riconducibile a una singola corrente, pur dialogando con l’eredità dell’Arte Povera. La sua ricerca si è sviluppata attraverso scultura, installazione e interventi site specific, concentrandosi sul rapporto tra spazio, percezione, materia e presenza fisica dell’osservatore. Metalli, acqua, luce, colore ed equilibrio diventano elementi di un lavoro che non punta tanto all’oggetto in sé, quanto a una forma di esperienza e consapevolezza. 

Dopo le prime mostre personali all’inizio degli anni Settanta, Salvadori ha esposto con alcune delle principali gallerie italiane, tra cui quelle di Franz Paludetto, Franco Toselli, Lucio Amelio e Christian Stein. La sua presenza internazionale si è consolidata con la partecipazione a più edizioni della Biennale di Venezia e documenta, oltre che in importanti mostre collettive curate da figure come Germano Celant e Jan Hoet. Nel corso della carriera gli sono state dedicate numerose antologiche, dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci alla Fondazione Querini Stampalia, fino alla Stiftung Insel Hombroich in Germania. Nel 2019 ha ricevuto il Premio Presidente della Repubblica per la scultura. Più recentemente, nell’estate 2025, Milano gli ha dedicato una grande retrospettiva diffusa tra Palazzo Reale, Museo del Novecento e la Chiesa di San Gottardo in Corte, a cura di Elena Tettamanti e Antonella Soldaini. La sua opera, sempre distante dalle logiche più spettacolari del sistema dell’arte, ha attraversato oltre cinquant’anni di ricerca mantenendo una forte coerenza interna. Centrale l’idea dell’arte come esperienza conoscitiva e trasformativa, capace di mettere in relazione individuo, spazio e tempo attraverso forme essenziali e materiali primari.

Carlino Corezzi, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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