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Ludwig Passini, «Piazza San Marco a Venezia», 1870

Foto Walter Bayer, München

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Ludwig Passini, «Piazza San Marco a Venezia», 1870

Foto Walter Bayer, München

Ad Ascona la nostalgia del Sud degli artisti tedeschi

Provengono da una collezione privata tedesca le opere, esposte nel Museo Castello San Materno, di 14 autori che tra il secondo ’800 e la Prima guerra mondiale soggiornarono in Italia

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

A quel tempo non era più il classico Grand Tour, il viaggio di formazione che tra Sette e Ottocento era stato una sorta di obbligo, di status symbol di censo e di cultura per le classi aristocratiche del Nord Europa. Se quello attraversava da Nord a Sud, secondo rotte ben precise, tutte le antiche capitali e i luoghi dell’arte della penisola italiana, negli anni tra il secondo Ottocento e la Prima guerra mondiale il viaggio in Italia si era trasformato nel rimedio a un’invincibile attrazione per la luce mediterranea e per i costumi semplici e genuini delle popolazioni di un Paese ancora in grande prevalenza agricolo, cui certo si aggiungeva il desiderio di conoscerne da vicino la grandiosa eredità storico-artistica. Coloro che sentivano questa nuova necessità erano in prevalenza artisti: nel caso della mostra «Nostalgia del Sud» erano «Artisti tedeschi in Italia 1865-1915» (dal 26 aprile al 23 agosto), oggi protagonisti dell’esposizione curata da Harald Flebig, con il sostegno della Fondazione per la cultura Kurt e Barbara Alten, che da alcuni anni è al fianco del Comune di Ascona nella programmazione espositiva del Museo Castello San Materno.

Tutte le opere (una quarantina tra dipinti, disegni, incisioni, sculture) appartengono a un’importante collezione privata tedesca e sono esposte al pubblico per la prima volta. Quattordici gli autori presenti (tra i quali Oswald Achenbach, Otto Greiner, Max Klinger, Sigmund Lipinsky, Ludwig Passini) accomunati dall’aver vissuto per qualche tempo in Italia o dall’esserci passati per soggiorni di studio, conservandone memorie vivide. È questa, infatti, la cifra che li unisce, perché dal punto di vista stilistico e tematico c’è una grande varietà: alcuni, come Otto Greiner e Sigmund Lipinsky (insieme all’ungherese Adolf Hirémy-Hirschl) riscrivevano temi tradizionali in una lingua aggiornata, come fa Lipinsky nella tempera «Le Esperidi» (1907) o Greiner, la cui tradizionale modella seduta (1900 ca) è colta in una postura anticlassica, evidenziando poi, con modi realistici, le imperfezioni fisiche. Altri, come Oswald Achenbach, celebrato paesaggista della Scuola di Düsseldorf e come l’austriaco Ludwig Passini, s’incantano di fronte alle architetture e agli scorci del paesaggio italiano: del primo sono in mostra due luminose vedute di Napoli (1883) e di Ischia (1884); del secondo, un ritratto della moglie Anna (1866 ca) seduta al balcone di Palazzo Priuli, gli intonaci rosi dalla salsedine, che diventa il pretesto per dipingere un angolo struggente di una Venezia ormai decaduta, mentre del berlinese Paul Meyerheim è in mostra una scena di vita montanara (1872) dai forti contrasti luminosi, con un carro di fieno trainato da due buoi lungo un pericoloso pendio nei pressi di Bolzano.

Non era infatti solo la luce abbagliante del Mediterraneo, ma anche quella del versante sud delle Alpi, a sedurre questi artisti che vivevano nella ben più cupa, e già industrializzata, area germanofona dell’Europa. Molti, infatti, si trasferirono proprio in Ticino, e ad Ascona specialmente, incantevole borgo affacciato sulle sponde svizzere del Lago Maggiore che non a caso oggi presenta questa mostra, accompagnata da un catalogo di Wienand Verlag, Colonia, con testi del curatore e di numerosi altri studiosi.

Karl Böhme, «Ragazze a Capri», 1900 ca. Foto Walter Bayer, München

Ada Masoero, 24 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Ad Ascona la nostalgia del Sud degli artisti tedeschi | Ada Masoero

Ad Ascona la nostalgia del Sud degli artisti tedeschi | Ada Masoero