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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliLa terracotta riveste un biberon a forma di riccio datato VIII secolo, la pietra un portagioie del III a.C. o un piccolo contenitore a forma di uccello per khôl, l'antico cosmetico per le palpebre. In argilla è realizzata la silhouette di una kore dal Tempio dell’Oxus, in terra cruda una testa di Buddha del VII secolo. Il legno intagliato impreziosisce i leggii, ma anche il rubab tagiko, il tor, il somonon, strumenti musicali della tradizione tajika, mentre gli abiti chakan, una pratica tradizionale di ricamo riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell'Umanità, sono un intreccio varipinto di motivi vegetali, tralci, code di pavone. Oltre a scandire un viaggio attraverso 2.500 anni di storia, dal VI secolo a.C. al XXI secolo d.C., la mostra «Tajikistan. The Land of Unique Heritage», al Muciv – Museo delle Civiltà fino al 20 gennaio, è un percorso tra materiali, reperti archeologici, arti applicate, testimonianze delle tradizioni artistiche di un Paese, il Tajikistan, terra di passaggio e di scambi, con un ruolo significativo nella storia della Via della Seta. Il progetto, sviluppato in collaborazione con il Museo Nazionale del Tajikistan (con Zarifi Alisher Najmiddin primo vicedirettore del Museo), curato da Ahmedov Shahboz, nasce da un Memorandum of Understanding tra le istituzioni e la Direzione generale Musei e documenta lo sviluppo delle tradizioni musicali e dell'arte nei territori storicamente abitati dal popolo tajiko. «La mostra, un viaggio in 80 opere, ha detto la direttrice del Muciv Luana Toniolo, vuole essere un’occasione per rendere accessibile al pubblico un patrimonio talvolta poco conosciuto, favorire la produzione della cultura e condividere opere, competenze, conoscenze e tecniche di indagine».
I Sogdiani, antenati dei Tajiki, ebbero un ruolo centrale in queste reti commerciali e culturali, agendo da intermediari tra Oriente e Occidente e contribuendo alla circolazione di idee, credenze, tecniche e forme artistiche. Le testimonianze conservate nei siti archeologici del Paese restituiscono la ricchezza di questo intreccio, documentandone le trasformazioni politiche e religiose. Il percorso i sviluppa lungo due direttrici narrative complementari. La prima esplora le testimonianze archeologiche che documentano la storia della regione, dalle culture precedenti all'influenza achemenide fino ai periodi Kushana e samanide. L'Impero Kushana ha rappresentato, infatti, una delle principali entità politiche del mondo antico, estendendosi tra il Il secolo d.C. dall’Asia centrale e dalla Battriana all'antico Gandhara - nell’attuale Pakistan - fino all'India settentrionale, segnando una fase importante nello sviluppo economico, urbano, agricolo e culturale della regione.
Nel territorio dell'attuale Tajikistan sono stati indagati numerosi siti archeologici di periodo kushana, tra i quali Shahrinav, Tepa-i Shah, Garavqala, Halqajar, Sayyod e Chimorgon, i cui reperti attestano lo sviluppo dell'artigianato, i contatti culturali lungo le vie carovaniere e le differenti tradizioni funerarie. Anche il buddhismo conobbe una significativa espansione in Battriana e la conseguente costruzione di aree sacre buddhiste divenne uno degli elementi significativi della vita religiosa dell'epoca. La seconda parte del percorso entra nel vivo del patrimonio delle arti applicate tradizionali, tecniche, forme e saperi che continuano a vivere nella cultura materiale contemporanea. In mostra le teste d'ariete in bronzo di epoca achemenide, testimonianze della raffinatezza della produzione artistica antica, affiancano le sculture buddhiste di Ajina Tepe, che documentano la diffusione del buddhismo nella valle del Vakhs tra il VIl e l'VIII secolo d.C, e ancora i legni intagliati del palazzo di Bunjikat che offrono uno spaccato della vita urbana, delle attività artigianali e delle tradizioni artistiche dell'Ustrushana tra il VI e I'VIll secolo. Non mancano i reperti di Takht-i Sangin, provenienti da uno dei siti archeologici più importanti dell'Asia centrale, accanto alla pittura murale dell' «Uomo in ginocchio», rinvenuta nell'antica Penjikent, centro della Sogdiana celebre per le sue architetture e le decorazioni dipinte, definita la «Pompei dell'Est».
Gli utensili domestici realizzati in rame - brocche, teiere, ciotole, calici, vassoi e candelieri - lavorati a incisione e ornati da motivi zoomorfi e fitomorfi, confermano la testimonianza di Erodoto secondo il quale già nel VI secolo a.C. i popoli centro-asiatici, come i Massageti, possedevano abilità avanzate nella lavorazione del rame adoperandole nella produzione di lance, punte di frecce, asce da battaglia e bardature di cavalli. Le città di Bukhara, Samarcanda, Balkh, Khujand, Istaravshan e Halevard erano tra i maggiori centri produttori. La selezione di arti applicate tradizionali tajike include invece strumenti musicali come il dutor e il rubab, manufatti in rame inciso, pannelli a rilievo decorati con la tecnica pittorica Kundal e ricami Suzani. Coloratissimi gli abiti Chakan, riconosciuti dall'Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Oltre ad alcuni pannelli contemporanei dipinti con la tecnica del kundal, una pittura a rilievo, principalmente geometrico e vegetale, che raggiunse l'apice intorno al XV e al XVI secolo, la mostra valorizza il ricamo, tra le espressioni più raffinate dell'arte applicata e decorativa tajika. Tessuti, copriletti, tappeti da preghiera, federe, veli nuziali testimoniano l'elevato livello di abilità raggiunto dalle ricamatrici tajike. Non mancano esempi di suzani e abiti chakan provenienti dalle regioni di Sughd e Khatlon, caratterizzati da motivi e disegni tradizionali come il cerchio o il fiore stilizzato a simboleggiare il sole, i fiori di melograno, i motivi a mandorla, la luna, le code di pavone, i tralci sinuosi, oltre a motivi geometrici e figurativi. Il progetto di allestimento, ideato dall'architetto Luisa Grasso insieme ai funzionari del Muciv Laura Giuliano, Serena Francone, Pierfrancesco Fedi e Adriano Napoli, guida attraverso epoche e contesti culturali diversi, mettendo in evidenza specificità dei singoli siti e legami che attraversano i secoli.