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Villa di Livia, «Il Giardino dipinto» (dettaglio), I sec. a.C., Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

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Villa di Livia, «Il Giardino dipinto» (dettaglio), I sec. a.C., Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

A Roma le quattro sedi di uno dei musei più belli del mondo

Subentrata a Stéphane Verger nell’ottobre 2025, Federica Rinaldi custodisce la memoria di Roma antica e ci racconta come riesce a dirigere Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi e Palazzo Massimo

Guglielmo Gigliotti

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Il Museo Nazionale Romano (Mnr) è uno dei più grandi importanti musei di archeologia al mondo, in quanto riunisce la memoria di Roma antica, in tutte le sue fasi di sviluppo, da villaggio sparso di capanne a capitale di un impero. Ma tra i musei di archeologia quello di Roma è anche il più bello: le sue quattro sedi sono costituite da una sontuosa dimora rinascimentale (Palazzo Altemps), imponenti ambienti tardoantichi (Terme di Diocleziano), un antico teatro (Crypta Balbi, testimonianza unica della continuità urbana tra età classica, medievale e moderna) e un grande edifico ottocentesco (Palazzo Massimo alle Terme, con la straordinaria raccolta di statue e mosaici e la collezione numismatica). Dirigere questa costellazione museale, come fa Federica Rinaldi da ottobre 2025, implica qualità umane, culturali e amministrative, che nell’intervista qui di seguito andremo a scandagliare. Prima è bene sapere che le radici di Federica Rinaldi sono a Padova, dove si è laureata, specializzata e ha conseguito il dottorato, e dove ha svolto una serie di importanti studi sui pavimenti musivi nel Veneto. Nel 2005 è nella capitale, dove svolge attività di schedatura e catalogazione dei mosaici e pavimenti di Roma, con un incarico presso il Dipartimento di Archeologia dell’Università «La Sapienza». Nel 2010-14, come funzionario del Ministero della Cultura vincitrice di concorso, ha diretto il Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve). Nel 2017, dopo tre anni alla Soprintendenza speciale di Roma, entra nell’organico del Parco Archeologico del Colosseo, divenendo responsabile del Museo Palatino dal 2018, e infine responsabile del Colosseo dal 2020 al 2025. A Roma l’ha spinta l’amore per la città e per suo marito: nel 2005, durante il primo incarico romano, conosce infatti il futuro padre dei suoi due figli.

Dottoressa Rinaldi, come riesce a dirigere quattro musei?
Si riesce con buone gambe, ma anche con una certa rapidità nel prendere decisioni e un buon allenamento al multitasking. Nell’arco di una settimana cerco di essere una volta in tutte le quattro sedi, ma capita anche che in un solo giorno mi trovi in più sedi: ecco le buone gambe… Certo, la gestione coordinata di quattro musei comporta inevitabilmente lo svolgimento di molte attività in forma smaterializzata, tramite email, archivi condivisi e strumenti digitali di collaborazione: quindi, il multitasking…

Quali esperienze museali del passato le sono utili ora?
Tutte, nessuna esclusa: l’opportunità della direzione dei musei, ancora uffici periferici delle Soprintendenze archeologiche prima della riforma Franceschini del 2014, i cantieri di scavo e soprattutto di restauro, le mostre organizzate e curate al Colosseo e gli allestimenti permanenti, con attenzione all’accessibilità, tema che sento molto caro dai tempi della guida tattile del Museo Palatino, realizzata nel 2020, fino al sistema di visita in real time progettato e realizzato per la Casa dei Grifi. Sono tutte esperienze che mi hanno fatto crescere.

Se il Museo Nazionale Romano è costituito da quattro musei, quanti altri se ne fanno con i materiali conservati nei depositi?
Conserviamo nei depositi oltre un milione di reperti: solo la metà di questi formano la collezione di monete, medaglie, gemme e gioielli, custodita nel caveau di Palazzo Massimo; e poi abbiamo la statuaria, i mosaici, gli intonaci dipinti, i vetri, gli elementi della decorazione architettonica, i metalli, le epigrafi e tanto altro. Questi reperti costituiscono, tra le tante cose, la materia prima di una politica di prestiti di lunga durata, destinata a musei civici ubicati nel territorio da cui tali reperti sovente provengono, in piena armonia con il Piano Olivetti per la cultura. Ma dai depositi traiamo anche il prezioso materiale che ci viene richiesto da musei di tutto il mondo per le mostre, come i Museums Victoria di Melbourne in Australia, a cui abbiamo prestato, per la mostra «Rome. Empire, power, people», aperta fino a ottobre 2026, 160 reperti archeologici, senza modificare nulla dell’allestimento permanente. Questa è solo l’ultima di una lunga lista di mostre ma soprattutto di collaborazioni internazionali che coinvolgono gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Romania, l’Albania e la Serbia. Alcune attività sono anche volte al ricongiungimento di reperti, come speriamo potrà concretizzarsi con il Kelsey Museum of Archaeology di Ann Arbor nel Michigan o come stiamo programmando di fare con i Musei Vaticani.

Crede nel valore diplomatico di queste ambascerie culturali?
Profondamente e convintamente. A questo proposito il Museo è anche molto impegnato nel Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, con mostre e convegni che sono in programma per l’estate e l’autunno. 

Proseguirà la politica del suo predecessore Stéphane Verger sulle mostre d’arte contemporanea ospitate nelle sedi del Mnr?
Sì, ma in modo più organico. Sono in procinto di pubblicare un bando per selezionare un curatore artistico che affiancherà me e il mio staff nella selezione e programmazione delle mostre d’arte. L’incarico è biennale, ed è aperto anche a curatori stranieri. Sto lavorando anche su un altro fronte, quello della valorizzazione integrata delle quattro sedi del Museo. Mediante un avviso pubblico, scaduto lo scorso 30 aprile, puntiamo a individuare un partner con il quale coprogettare programmi di educazione e valorizzazione, che restituiscano una visione unitaria di quattro entità museali così differenti per la natura storica dei luoghi, e alfine anche per tipologia di pubblico. 

Altre prossime novità del Museo Nazionale Romano?
Prima cosa, la riapertura, nella primavera/inizio estate del 2027 della sede della Crypta Balbi, chiusa nel 2023 per svolgere scavi archeologici nell’area del teatro inaugurato nel 13 a.C. da Lucio Cornelio Balbo, ma anche per effettuare lavori di riqualificazione e di sicurezza destinati ad ampliare l’offerta culturale della sede museale, con un centro documentazione, spazi per mostre, ristoro, bookshop, oltre a un’area dedicata alla ricostruzione della storia del sito, dall’antichità al Medioevo, all’era moderna e alla contemporaneità. Con i fondi del Pnrr e con la Digital Library del MiC stiamo inoltre concludendo la digitalizzazione delle oltre 100mila monete della collezione numismatica di Vittorio Emanuele III. Riguardo ai servizi al pubblico, stiamo istruendo i bandi per l’individuazione di partenariati speciali con privati per realizzare a Palazzo Altemps e a Palazzo Massimo caffè letterari (ripristinando i bookshop chiusi dal 2024), programmi di valorizzazione e merchandising. Con fondi propri del Museo entro il 2026 rinnoveremo la biglietteria di Palazzo Massimo con l’obiettivo di ripristinare le postazioni fisiche e non più solo quelle elettroniche. Entro il 2027 creeremo un nuovo ingresso alle Terme di Diocleziano, non più dalla piazza dei Cinquecento, davanti alla Stazione Termini, ma da piazza della Repubblica, invertendo così anche il percorso, che permetterà al pubblico di accedere da subito nelle gigantesche aule antiche, proseguendo poi nel percorso di visita fino alla Certosa, con il magnifico Chiostro di Michelangelo.

L’intento è di incrementare il pubblico?
Diciamo che l’obiettivo è di far crescere il Museo e il suo ruolo e di accogliere i visitatori, già aumentati del 30% nell’ultimo anno, potenziando con le maggiori risorse la manutenzione straordinaria e ordinaria delle quattro sedi.

Che cosa chiederebbe al MiC per migliorare le prestazioni del Museo Nazionale Romano?
Il Museo Nazionale Romano nei prossimi anni amplierà gli spazi di visita, con nuove aperture, e dovrà avviare un adeguato programma di mantenimento delle aree che saranno consegnate dopo la fine dei cantieri del Piano Nazionale di Coordinamento al Pnrr: è importante disporre di architetti, amministrativi e personale di vigilanza. Ma al Collegio Romano lo sanno. 

«Pugile in riposo» (particolare), IV sec. a.C., Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Guglielmo Gigliotti, 21 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti

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