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Margherita von Guggenberg
Leggi i suoi articoliLa galleria Ceravento di Pescara ha inaugurato a giugno una nuova mostra a cavallo fra la realtà e gli inesplorati confini dell’alienante. Si tratta di «Le altre dimensioni», personale di Filippo La Vaccara composta da opere ad olio su carta e due sculture in ceramica, visitabile fino al primo di agosto.
Ceravento è un galleria d’arte dall’atmosfera intima, ideata per lasciare massima libertà alla sperimentazione artistica, alla relazione fra artista, spazio e pubblico. Filippo La Vaccara entra in risonanza con questa direzione creativa con un programma espositivo che oltrepassa i confini fisici per esplorare nuovi spazi sconfinati, in cui l’unico motore di narrazione è la natura rappresentata. Questa mostra personale offre una rottura dimensionale delle configurazioni della realtà a favore di panorami ideali, capaci di ospitare contraddizioni e proiezioni utopiche, contatti emotivi e realtà estranee. Elementi immaginari e concreti convivono in un’armonia sospesa, tanto familiare quanto imperscrutabile: ogni tratto e ogni paesaggio contribuisce a un’atmosfera resa tangibile dalla presenza delle statue di La Vaccara, ampliando l’immaginario concettuale per metterlo in relazione diretta con la materialità del nostro mondo. «Le altre dimensioni» si configura come una rassegna di movimento dei suoi paesaggi sconosciuti, sì, ma anche come un momento di sosta dalla caoticità del mutamento costante del nostro tempo. I soggetti naturali vengono trasformati dalla tecnica pittorica in una rappresentazione piatta e sconfinata, in cui cieli e colline guidano la nostra percezione lungo il percorso della mostra prendendo vita con un movimento suggerito e mai esplicito.
La mostra è accompagnata da un testo critico di Mario Bronzino che contestualizza le opere di Filippo La Vaccara proprio all’interno di una modernità sempre più governata da un caos iconografico senza sosta; «Le altre dimensioni», piuttosto, va alla ricerca di un’essenzialità estrema, frutto di intuizioni cromatiche e visive di natura universale. La spinta generativa di La Vaccara si mette in contatto sia con un piano surreale, volontariamente indefinito e sfuggente, sia con le nostre condizioni materiali, contrasto che è chiave dell’esperienza della mostra e scuote non solo la nostra percezione razionale come sensoriale. «L’opera - spiega Bronzino - È per questo il continuo risultato del bisogno di scoprire e dialogare con ciò che sparisce in modo repentino e di cui si riescono a cogliere solo piccoli istanti».