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Helmut Newton, «Pomellato», 1982, Parigi

copyright Helmut Newton Foundation / TrunkArchive

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Helmut Newton, «Pomellato», 1982, Parigi

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A Parigi la grande fotografia che ha fatto brillare i gioielli di Pomellato

Al Palais de Tokyo una mostra retrospettiva dagli archivi della maison milanese, che ha saputo coniugare il sapere artigiano con la contemporaneità. Gli scatti di Helmut Newton, Michel Comte e Horst P. Horst mostrano l’evoluzione nel linguaggio del design

Grazia Mazzarri

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Fino al 20 luglio il Palais de Tokyo ospita la mostra «Pomellato, Le Joaillier Révolutionnaire», un omaggio al ruolo unico della maison, fondata a Milano nel
1967 da Pino Rabolini, nel ridefinire la gioielleria. Curata da Alba Cappellieri, direttrice del Dipartimento di Design del Gioiello del Politecnico di Milano, la mostra, la cui inaugurazione è stata anche l’occasione per presentare la nuova collezione di Alta Gioielleria, Pomellato Stile Libero, «celebra l’approccio avanguardistico della maison
al design creativo, alla maestria artigianale, alla femminilità e alla costruzione dell’immagine», ha dichiarato Sabina Belli, ceo del Gruppo Pomellato. E lo fa presentando il lavoro dei grandi fotografi che ne hanno forgiato il linguaggio visivo: Gian Paolo Barbieri, Helmut Newton, Albert Watson, Horst P. Horst, Snowdon, Javier Vallhonrat, Herb Ritts e Michel Comte. Del resto, Pomellato è stata la prima maison di gioielleria ad affidare le proprie campagne ai grandi maestri della fotografia, inaugurando un nuovo dialogo tra gioielleria e moda, e ridefinendo il modo in cui la femminilità poteva essere rappresentata.

In un percorso che coniuga iconici scatti fotografici con gioielli che dagli anni Sessanta spaziano fino alle collezioni contemporanee, la mostra è articolata in sezioni dedicate ciascuna alle «rivoluzioni» di Pomellato: attraverso la maestria artigianale (ogni gioiello è tuttora creato dalle mani di oltre 150 artigiani altamente qualificati), la maison ha infatti trasformato la catena in un’evoluzione di forma e volume (da Gourmette a Iconica); ha reinterpretato l’eredità orafa con una sensibilità contemporanea ideando gioelli i cui volumi generosi e silhouette morbide li hanno resi sculture da indossare (collezione Pentagoni); infine ha introdotto la «filosofia delle Pietre Libere», assegnando un ruolo fondamentale al colore attraverso accostamenti audaci e non convenzionali. Questo continuo processo di trasformazione e reinterpretazione dell’eredità orafa è accompagnato in mostra dalle opere dei grandi fotografi: «Ho sempre ammirato il coraggio di Pomellato di affidare la narrazione dei suoi gioielli, anticipando i tempi, ai più grandi maestri della fotografia, ha commentato Vincenzo Castaldo, direttore creativo di Pomellato. Attraverso gli anni, la loro interpretazione testimonia l’identità inconfondibile del brand con scatti che restano senza tempo e indelebili». Si inizia, negli anni Settanta, con lo sguardo visionario di Barbieri, nelle cui composizioni rigorose il gioiello diventa presenza essenziale. Gli anni Ottanta sono caratterizzati dall’autorevole bianco e nero di Newton, che trasforma la pubblicità in arte, mentre gli iconici scatti di Watson e Horst plasmano l’identità visiva della maison negli anni Novanta. Seguono il chiaroscuro scultoreo di Ritts, che rivela le superfici levigate dei gioielli Pomellato, i ritratti sensuali di Snowdon, le immagini sperimentali di Vallhonrat e lo sguardo di Comte, tra reportage e moda: un percorso espositivo che acquista così il carattere di un archivio visivo in cui gioielleria, cultura della moda e fotografia d’autore convergono in opere d’arte destinate a durare.

Grazia Mazzarri, 02 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

A Parigi la grande fotografia che ha fatto brillare i gioielli di Pomellato | Grazia Mazzarri

A Parigi la grande fotografia che ha fatto brillare i gioielli di Pomellato | Grazia Mazzarri