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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliChi l’avrebbe sospettato alla chiusura lo scorso giugno della mostra di Coco Young al 260 di Bowery? Forse nessuno, anche se qualche segnale, per chi sapeva osservare, c’era già: un programma espositivo più diradato, voci di difficoltà economiche, e quell’atmosfera incerta che spesso accompagna la fine di un ciclo. Dopo quattordici anni di attività, la galleria d’arte contemporanea CLEARING annuncia ufficialmente la chiusura dei suoi spazi a New York e Los Angeles, segnando la fine di un percorso iniziato nel 2011 e che ha influenzato la scena artistica internazionale.
Molte le partecipazioni alle spalle a fiere internazionali del calibro di Art Basel, Frieze, The Armory Show, Miart, Independent, Brafa, Fiac, solo per citarne qualcuna. Eppure, fondata da Olivier Babin, CLEARING non è mai stata una semplice galleria: era un progetto collettivo, un luogo dove artisti emergenti e affermati potevano crescere, sperimentare e connettersi con un pubblico globale. Con sedi anche a Bruxelles, CLEARING ha costruito nel tempo una rete solida e riconoscibile, fondata su relazioni con artisti, curatori, istituzioni e collezionisti. In una comunicazione toccante, Babin sottolinea quanto sia stata difficile la decisione di interrompere l’attività: «Non vedendo alcuna via d’uscita, abbiamo deciso di chiudere oggi perché non siamo più in grado di operare secondo gli standard che ci siamo sempre imposti». Un gesto di grande responsabilità verso la visione della galleria e le persone che l’hanno resa possibile.
Dal febbraio 2011 al luglio 2025, CLEARING ha realizzato oltre 200 mostre, coinvolgendo più di 250 artisti provenienti da tutto il mondo e partecipando a più di 80 fiere d’arte. Nel messaggio di commiato, Babin rivolge un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno fatto parte del viaggio: «CLEARING è stata, prima di tutto, un'impresa condivisa, e ogni successo ottenuto appartiene a tutti voi». Conclude infine definendo la guida della galleria come «il grande onore della mia vita».
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