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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliMaria Lai (Ulassai 1919-Cardedu 2013) occupa una posizione singolare nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento. Pur attraversando alcune delle ricerche che hanno animato la scena contemporanea dagli anni Sessanta in avanti, il suo lavoro ha seguito una traiettoria autonoma, fondata sul dialogo tra parola e silenzio, racconto e materia, memoria individuale e dimensione collettiva. Filo, tessuto e cucitura diventano nella sua opera strumenti di conoscenza prima ancora che materiali artistici.
A questa poetica è dedicata la mostra presentata dallo Studio Trisorio, alla Riviera di Chiaia 215 di Napoli, dal 26 giugno, un percorso attraverso opere realizzate tra il 1978 e il 2011 che restituisce la complessità e la coerenza di uno dei linguaggi più originali dell’arte italiana contemporanea. L’esposizione sarà inaugurata alle ore 19. Nello stesso giorno, alle ore 17, Maria Sofia Pisu dell’Archivio Maria Lai introdurrà la mostra nel corso di un incontro presso gli spazi di via Carlo Poerio 110.
Nata a Ulassai, nel cuore dell’Ogliastra, Lai ha costruito un linguaggio profondamente radicato nella cultura della sua terra, senza mai cedere a letture folkloristiche. La sua opera si sviluppa lungo un confine mobile dove convivono arte visiva, racconto, poesia e pratica relazionale, dando forma a una ricerca che ha saputo anticipare molte delle questioni oggi al centro del dibattito contemporaneo. Fin dagli anni Sessanta l’artista avvia una riflessione sul valore simbolico del tessere e del cucire, sottraendo queste attività all’ambito domestico e attribuendo loro una nuova dignità espressiva. Nei suoi celebri «Telai» il filo costruisce percorsi, costellazioni di segni, mappe mentali. Le superfici si popolano di nodi e intrecci che evocano storie senza raccontarle apertamente. Questa originale «scrittura» rinuncia alla parola e affida il significato alla relazione tra segni, vuoti e silenzi. Qua le cuciture diventano tracce di un discorso aperto, mai definitivo, che invita lo spettatore a partecipare alla costruzione del senso. Da questa intuizione nascono i «Libri», tra le opere più emblematiche della sua produzione, fatti di pagine di stoffa, ricami, frammenti tessili e fili che sostituiscono l’alfabeto tradizionale, dando vita a una scrittura sospesa tra dimensione visiva e poetica.
La mostra napoletana riunisce opere appartenenti a differenti momenti della sua carriera, consentendo di cogliere la continuità di un lavoro sviluppato nell’arco di oltre trent’anni. Telai, libri, ceramiche e lenzuoli ricamati testimoniano la costante attenzione dell’artista verso la dimensione del racconto e del legame, inteso come possibilità di mettere in relazione persone, luoghi e memorie. Tra i lavori esposti figura anche «Tenendo per mano l’ombra» (1987), presentato nella vetrina di via Carlo Poerio 116. Composta da pagine cucite insieme e collage di tessuti tinti e ricamati, l’opera affronta uno dei temi più ricorrenti dell’immaginario di Maria Lai: il confronto con ciò che sfugge alla piena comprensione, con quella zona oscura dell’esperienza che non può essere eliminata ma soltanto riconosciuta e accolta. Dopo gli studi al Liceo Artistico di Roma e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove segue le lezioni di Arturo Martini, Maria Lai sviluppa una ricerca sempre più orientata verso il rapporto tra arte e comunità. Il passaggio decisivo arriva nel 1981 con «Legarsi alla montagna», l’intervento realizzato a Ulassai attraverso il coinvolgimento dell’intera comunità: un lungo nastro azzurro collega le case del paese tra loro e alla montagna sovrastante, trasformando un gesto collettivo in un’opera capace di ridefinire il rapporto tra arte, territorio e partecipazione. Considerata una delle prime esperienze di arte relazionale in Italia, l’opera segna una svolta destinata ad avere una profonda influenza sulle generazioni successive. Negli anni Novanta e Duemila l’artista prosegue questa riflessione attraverso numerosi interventi pubblici che contribuiscono a trasformare Ulassai in un museo diffuso a cielo aperto. La mostra rimarrà aperta sino al 24 ottobre.
Maria Lai, «Ti scriu», 2006