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Dettaglio di «Maria Maddalena», frammento, di Artemisia Gentileschi

Courtesy of Dorotheum

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Dettaglio di «Maria Maddalena», frammento, di Artemisia Gentileschi

Courtesy of Dorotheum

837.500 euro per un frammento di Artemisia Gentileschi

Alla vendita del 28 aprile di Dorotheum, una Maddalena mutilata e magnetica scatena una intensa battaglia d’offerte internazionali

Margherita Panaciciu

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Il martello batte, la sala trattiene il respiro, poi esplode in un applauso quasi liberatorio: il 28 aprile, da Dorotheum, un frammento ferito di Artemisia Gentileschi si impone come presenza viva, contesa, sorprendentemente attuale e raggiunge gli 837.500 euro, quasi un milione di dollari. Una cifra che supera di gran lunga le aspettative, certo. Il valore economico è stato sintomo di qualcosa di più profondo, quasi una «febbre collettiva» attorno a un’immagine mutilata eppure irresistibile. Il dipinto, databile tra il 1615 e il 1618, appartiene al periodo fiorentino di Artemisia, uno dei momenti più radicali della sua ricerca. Sono anni in cui l’artista non solo elabora una personale grammatica caravaggesca, ma costruisce una nuova iconografia del femminile, intensa, introspettiva, irriducibile a stereotipi devozionali. La sua Maddalena – figura già centrale nella tradizione barocca – diventa qui un campo di tensione psicologica, un corpo attraversato da una spiritualità concreta, quasi carnale. E poi c’è la ferita. Il volto e le spalle sono stati brutalmente rimossi, probabilmente durante i disordini del secondo dopoguerra. Un atto di violenza che avrebbe potuto condannare l’opera all’oblio e che invece ne ha ridefinito lo statuto, una sottrazione che ha definito oggi una nuova potenza.

 

Artemisia Gentileschi, «Maria Maddalena», frammento. Courtesy of Dorotheum

Non è difficile capire perché il pubblico – e soprattutto i collezionisti – abbiano reagito con tale intensità. Questo frammento infatti si colloca in una zona ambigua e fertile: tra documento storico e oggetto quasi contemporaneo. Come ha osservato lo specialista della casa d’aste, Mark MacDonnell, «il paradosso tra la forza dell’immagine stessa e la drammatica storia di perdita che questa enigmatica Maria Maddalena incarna suscita una reazione immediata: è quasi come se i danni subiti dal quadro avessero trasformato questo dipinto di un grande maestro del passato in un’opera d’arte contemporanea. Ciò può essere interpretato come una sopravvivenza contro ogni previsione e trova eco nella straordinaria storia di vita dell’artista stessa».

Il confronto con la «Maddalena» conservata a Palazzo Pitti è inevitabile, ma qui siamo altrove. Se lì la figura si compone in una presenza compiuta, qui è la disintegrazione a parlare. E in questa disintegrazione si insinua qualcosa di profondamente contemporaneo, una riflessione sul corpo, sulla memoria, sull’immagine residua. Artemisia, del resto, è oggi più che mai una figura necessaria. Non solo per il suo ruolo pionieristico – prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno nel 1616 – ma per la qualità stessa della sua pittura, capace di attraversare i secoli senza perdere urgenza. Le sue eroine non sono mai passive, mai decorative, sono soggetti attivi, carichi di una densità emotiva che continua a interpellare lo spettatore. Questa vendita lo conferma con forza. L’opera, mutilata ed incompleta, è diventata emblema di resistenza, come se proprio quella perdita avesse reso possibile una nuova forma di presenza. 

Margherita Panaciciu, 29 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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