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Milano Cortina 2026

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Milano Cortina 2026

Edra per Milano Cortina 2026: sport e paesaggio come design sinestetico

Main partner di Casa Italia, Edra affianca il CONI con un’idea di design come infrastruttura culturale: Oggetti iconici di fratelli Campana, Francesco Binfaré e Masanori Umed diventano dispositivi narrativi per dare forma al Made in Italy

Rosalba Cignetti

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Nel contesto delle Olimpiadi invernali Milano–Cortina 2026, il design italiano è chiamato a misurarsi con una funzione di mediazione culturale, a costruitre un sistema di significati condivisibili, in grado di sostenere una narrazione del Made in Italy all’interno di uno spazio pubblico altamente codificato. La scelta di Edra per Casa Italia non rappresenta semplicemente una fornitura di arredi, contribuisce alla definizione di un immaginario nazionale in un contesto ad alta densità simbolica e istituzionale, incarnando una logica culturale che ridefinisce il ruolo del design in un contesto globale.
L’azienda toscana, nota per una ricerca che colloca l’arredo sul confine tra progetto, materia e autonomia formale e per una produzione da sempre distante dalla logica seriale, è stata scelta dal CONI come Main Partner di Casa Italia alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, nei suoi tre spazi principali: Triennale a Milano, Aquagranda a Livigno, Galleria Farsetti a Cortina.
La storia di Edra, fondata a Perignano in provincia di Pisa nel 1987, è segnata da una distanza consapevole dalle logiche del design seriale. Fin dall’inizio, l’azienda ha lavorato su oggetti costruiti sulla frizione tra funzione, forma e materia, in cui l’uso non esaurisce il progetto. La collocazione dei suoi pezzi all’interno di Casa Italia non risponde a un criterio di neutralità o adattabilità, ma introduce elementi che richiedono attenzione, lettura, tempo. La presenza di Edra negli spazi olimpici assume così un carattere dichiaratamente non illustrativo. I suoi oggetti non traducono lo sport in forma, non mimano il dinamismo atletico né indulgono in simbolismi immediati. Al contrario, lavorano su valori meno evidenti, ma strutturali: la resistenza della materia, l’imperfezione controllata, la relazione tra corpo e superficie, avvicinando il design a una dimensione più analitica che celebrativa.

 

Grinza White, Fratelli Campana, Edra

Grinza White, Fratelli Campana, Edra

Iconica la riproposizione della Grinza dei fratelli Campana in una versione appositamente concepita per l’occasione: la Grinza White. Rivestita in eco-pelliccia bianca, la poltrona non vuole rappresentare il paesaggio alpino, ma rielaborarne alcune condizioni fisiche – il freddo, l’ingannevole sensazione di morbidezza del ghiaccio e della neve, l’idea di protezione – traducendole in un’esperienza sensoriale. La struttura irregolare e piegata, che caratterizza il progetto originario, mantiene la propria tensione formale irrisolta: non è una presenza rassicurante, non è un’icona levigata, ma una forma che conserva tracce di tensione e instabilità. Accanto alla Grinza, altri arredi storici di Edra vengono inseriti nello spazio senza gerarchie decorative, contribuendo a costruire un ambiente in cui l’oggetto non è mai isolato, ma sempre in relazione. Il Pack, divano trasformabile di Francesco Binfaré, porta l’idea stessa di arredo su un piano figurativo e narrativo, mentre le Getsuen Chairs di Masanori Umeda, sedute-scultura ispirate alla forma di un fiore stilizzato, con petali sovradimensionati, colori netti e una struttura che occupa lo spazio in modo espansivo, interrompono qualsiasi pretesa di neutralità funzionale, imponendo una presenza formale che obbliga lo spazio a riorganizzarsi attorno all’oggetto.

Getsuen Chairs, Masanori Umeda, Edra

Casa Italia, nelle sue sedi di Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno, diventa così una piattaforma culturale in cui il design contribuisce alla costruzione di un discorso più ampio sull’identità contemporanea. L’intervento di Edra propone una visione del Made in Italy che accetta complessità, ambiguità e stratificazione. Dal punto di vista critico, il progetto segnala una distinzione netta tra design come strumento di branding e design come infrastruttura culturale. Nel primo caso, l’oggetto è chiamato a veicolare un messaggio chiaro e immediatamente decodificabile; nel secondo, a sostenere un processo di significazione più lento, che si costruisce nel tempo e attraverso l’esperienza. Edra, da sempre nella seconda traiettoria, utilizza il contesto olimpico per mettere alla prova il proprio linguaggio.
In un evento sportivo e planetario come le Olimpiadi, spesso dominato da una retorica dell’eccellenza e dell’identità nazionale semplificata, la presenza di Edra introduce una forma di attrito produttivo. I suoi oggetti non cercano di piacere a tutti, né di diventare simboli immediatamente riconoscibili. Piuttosto, agiscono come elementi di disturbo controllato, capaci di rallentare lo sguardo e di spostare l’attenzione sulla relazione tra corpo, spazio e materia.Un caso tipo di come il design italiano possa ancora operare come pratica critica, inserendosi in contesti ad alta visibilità senza ridursi a decorazione, anzi, rivendicando il ruolo del design nel costruire – o mettere in discussione – le narrazioni culturali contemporanee.

Milano Cortina 2026

Rosalba Cignetti, 13 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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