Viaggio in Italia tra arte e gastronomia

Nell’estate di una «ripartenza» che accomuna mostre, musei e ristoranti, guida alle caffetterie e ai locali stellati in giro per l’Italia

La Caffetteria Palombini al MaXXI di Roma
Rocco Moliterni |

Il nostro viaggio in Italia tra arte e cibo, nell’estate di una «ripartenza» che accomuna mostre, musei e ristoranti, comincia da Aosta. Qui al Museo Archeologico Regionale si può vedere «The families of man». La mostra, curata da Elio Grazioli e Walter Guadagnini, prende spunto dalla celeberrima «The family of man», curata da Edward Steichen nel 1955 al MoMA, per fare una sorta di censimento della fotografia italiana degli ultimi decenni.

Proprio di fronte al museo c’è il ristorante stellato Vecchio Ristoro, ospitato in un antico mulino ristrutturato. Non aspettatevi mocetta e fonduta, ma piatti intriganti come le quattro paste fredde con crudo di mare e condimenti (eccellenti gli spaghetti al caviale e i risoni all’ostrica nel suo brodo) o un intero menu a base d’anatra. Prima di lasciare la città (oggi celebre per le inchieste di Rocco Schiavone), potete fare un salto al Centro Saint-Bénin per la mostra di Guido Crepax e magari fermarvi da Nando, osteria centrale dove potrete soddisfare la voglia di piatti della tradizione locale.

Da Aosta giù verso il Castello di Rivoli (To) dove il Museo d’Arte contemporanea propone una bella estate tra «A.B.O. Theatron. L’arte o la vita» (omaggio ad Achille Bonito Oliva), le immagini performative di Anne Imhof e il Narciso di Caravaggio, opera clou della rassegna «Espressioni». Potete farvi un panino o una piadina nella bella Caffetteria del Castello, dove purtroppo ha chiuso da poco i battenti il mitico Combal.Zero di Davide Scabin. Ma ci si può consolare a pochi chilometri di distanza, a Villar Dora, dove Cucina Rambaldi propone i piatti di Beppe Rambaldi, storico braccio destro proprio di Scabin. Lui punta su tecnica e fantasia con tocchi ferraresi, come la salama da sugo, i cappelletti o la superba zuppa inglese.

Se proprio non potete fare a meno di mangiare in una reggia, a Venaria Reale, dove regna fino a novembre un’«Infinita Bellezza», ossia la mostra sul paesaggio in Italia dalla pittura romantica all’arte contemporanea, c’è il Dolce Stil Novo, ristorante stellato di Alfredo Russo. Tra i suoi piatti iconici la «pasta in bianco, olio e parmigiano». Se avete fretta, panini e hamburger di fassona nelle caffetterie sparse per il parco.

Da Venaria a Genova, che come sempre ha i giorni tutti uguali e per l’estate sfodera a Palazzo Ducale mostre come «Sipari incantati» con bozzetti, costumi e installazioni di Emanuele Luzzati, senza dimenticare l’«Italia di Magnum» con le immagini del nostro Paese scattate dai fotografi della celebre agenzia. Palazzo Ducale ha una caffetteria self service molto spartana ma anche un ristorante sul tetto, le Terrazze del Ducale.

Se però avete tempo fate un salto al Porto Antico a mangiare al Marin, il panoramico ristorante stellato all’interno di Eataly, dove lo chef Marco Visciola declina la cucina di mare con grande inventiva.

Da Genova a Milano, dove il clou dell’estate è dal 15 luglio la mostra evento di Maurizio Cattelan al Pirelli HangarBicocca. Qui ci si può fermare allo Iuta, il bistrot-caffetteria dove la cucina punta sulle nuove tendenze: c’è ampia scelta di «bowl», insalate che combinano cereali, legumi e verdure e non mancano le polpette vegetariane, oltre al classico hamburger a base di fassona piemontese disponibile anche in versione «fake», ossia con la «finta» carne per i vegetariani.

In concomitanza con la mostra si potrà sorseggiare «Sgrappa», la grappa d’autore firmata Cattelan: nelle bottiglie è annegato il celebre «dito medio» di piazza della Borsa. Sempre a Milano da non perdere alle Gallerie d’Italia di piazza della Scala «Painting is back», la rassegna sulla pittura italiana degli anni ’80, curata da Luca Massimo Barbero.

Prima o dopo la mostra, di rigore una sosta alla Voce, la caffetteria-ristorante firmata Aimo e Nadia, storico e stellato locale milanese, che quest’anno ha aperto anche in giardino. E proprio il menu «Giardino» riserva sorprese tipo l’ostrica «come un mojito» d’antipasto o l’anatra caramellata al miele con melanzane gratinate al rafano e scalogno tra i secondi.

A Rovereto il Mart propone «Botticelli. Il suo tempo, il nostro tempo» con i capolavori del Rinascimento a confronto con opere contemporanee di Pistoletto, LaChapelle & C. e una rassegna che analizza l’influenza di Raffaello su Picasso, de Chirico e Dalí. Il Mart è uno dei pochi musei italiani ad avere una caffetteria ristorante con uno chef stellato, che risponde al nome di Alfio Ghezzi. Lui articola la proposta gastronomica lungo l’intera giornata: si fa colazione o pranzo al suo Bistrot, la sera si cena con piatti d’alta ristorazione al Senso. Nella carta del bistrot si trovano classici trentini come la carne salada o i canederli, nello stellato Senso piatti come «Riso, chiocciole, erba aglina e Chardonnay».

A Venezia, quest’anno c’è «How will we live together?», la Biennale di Architettura curata da Hashim Sarkis e l’imbarazzo della scelta fra varie mostre: da Bruce Nauman a Punta della Dogana a Baselitz alla Fondazione Vedova. Alla Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio l’«Arca di Vetro. La collezione di animali di Pierre Rosenberg», mentre per chi ama la fotografia neorealista e l’Italia in bianco e nero ai Tre Oci la personale di Mario De Biasi.

All’Isola di San Giorgio si può mangiare al San Giorgio Cafè, la caffetteria bistrot che ha da poco riaperto i battenti con una nuova gestione. Cocktail, panini ma anche cucina tradizionale veneta a prezzi accessibili: mi hanno colpito nella carta il mini burger di speck d’anatra e una pasta e fagioli con pescato selvaggio della laguna di Venezia. Per chi invece va ai Tre Oci può essere interessante sorseggiare un cocktail creato da Walter Bolzonella al bar dell’adiacente Belmond Cipriani. Qui ci sono il Cip’s Club e il ristorante stellato Oro di Davide Bisetto.

A Firenze Palazzo Strozzi ha in vetrina «American Art. Arte americana 1961-2001», una carrellata di opere dal Walker Art Center di Minneapolis. Finita la scorpacciata di Warhol & C. si può scendere al pianterreno del palazzo, dove c’è lo Strozzi Caffè, allo stesso tempo bar, bistrot e ristorante. Con scelta di hamburger e poke (le insalatone di origine hawaiana oggi di moda), ma senza rinunciare all’italian style di un piatto di spaghetti ai tre pomodori.

Se poi volete un’esperienza stellata allora in piazza della Signoria c’è il Gucci Osteria da Massimo Bottura, legato da un lato al Museo della Moda della celebre maison e dall’altro alla cucina di Massimo Bottura. Divertente «E che cappero», un piatto di spaghetti con capperi dolci e vongole, ma anche il fresco dessert di pesche e rosmarino.

L’estate a Roma è all’insegna di Damien Hirst, di Balla e di Aldo Rossi. Il primo è alla Galleria Borghese con le sue opere «subacquee» e non della serie vista a Venezia qualche anno fa, e alla Gagosian con nuovi lavori; i secondi sono nel cartellone del MaXXI. Il museo d’arte contemporanea ha un doppia offerta gastronomica: c’è la Caffetteria Palombini, dove si beve tra l’altro un ottimo espresso, e il Mediterraneo, ristorante con giardino che quest’anno si è rinnovato. Ci si possono gustare tanto piatti da aperitivo come l’hummus di ceci o i fingers di pollo, quanto cenare con spaghettoni spigola e limone o pluma di maiale iberico laccata.

Il MaXXI ha aperto da poco anche una sede a L’Aquila, che si è inaugurata con «Punto di equilibrio. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti», a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione: otto nuove produzioni dialogano con oltre 60 opere della collezione del MaXXI e con gli spazi barocchi di Palazzo Ardinghelli. Proprio accanto al museo, in piazza Santa Maria Paganica, c’è Yoichi, ristorante fusion che ha in carta oltre a sushi e ceviche (dal Perù), piatti come la torta d’astice, patate dolci, polvere di bacon e sedano o le linguine con pannocchie, caviale di storione e argento.

Napoli propone al Museo Archeologico Nazionale la grande mostra sui «Gladiatori» e al Museo e Real Bosco di Capodimonte «Raffaello a Capodimonte». Entrambi i musei hanno caffetterie con panini e piatti caldi. Se la caffetteria di Capodimonte è nel cortile della Reggia, quella del Mann punta su un allestimento scenografico con grandi immagini che rimandano alla storia e ai tesori del museo. Ma se si è a Napoli si può gustare la pizza da uno dei grandi nomi come Gino Sorbillo oppure scoprire la cucina contemporanea di un ristorante stellato come Veritas, dove è da provare lo scorfano ai friarielli in brodo ristretto.

A Polignano a Mare, in provincia di Bari, la fondazione intitolata a Pino Pascali propone una mostra che fa dialogare i lavori dell’artista pugliese, scomparso nel ’68 a soli 33 anni, con quelli di Gino Marotta. Da Polignano vale la pena di fare un salto nella vicina Putignano per mangiare da Angelo Sabatelli, stellato chef con una cucina senza confini territoriali. Io fui incantato un po’ di anni fa da un dessert singolare: il lampascione al cynar.

Chagall è un evergreen, le sue mostre hanno un pubblico affezionato che quest’anno può ritrovare i lavori a tema biblico del suo beniamino nel Complesso Monumentale di San Giovanni a Catanzaro. In città non si può non provare la cucina stellata di Abbruzzino, che interpreta in chiave moderna i classici del territorio: basti pensare ai fusilloni, ’nduja, pecorino e ricci di mare.

Nell’Albergo delle Povere di Palermo fino al 31 luglio c’è «Blocks», una collettiva che attraverso quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance di 28 artisti internazionali affronta da angolazioni diverse il tema dei «blocchi», dei muri fisici, mentali e sociali. A poca distanza merita fermarsi da Moltivolti, nel cuore del mercato di Ballarò. È un locale «siculo etnico» con bar caffetteria dove è possibile assaporare culture diverse. A guidare la cucina è uno staff multietnico di cinque nazionalità, in grado di offrire sapori tra l’Italia, la Grecia, il Senegal, il Gambia, l’Afghanistan.

Se poi andate a Palazzo Abatellis a vedere l’«Annunciata» di Antonello da Messina, potete passare alla Cioccolateria Lorenzo. Da provare anche il Molo Sant’Erasmo con cucina di pesce e bella vista sul mare al centro di Palermo, vicino all’orto botanico e a Villa Giulia, in un angolo di città molto ben recuperato.

A Nuoro il Man ha in cartellone dal 10 luglio due mostre d’arte contemporanea: «Via San Gennaro», personale di Sonia Leimer e «Vittorio Accornero-Edina Altara, gruppo di famiglia con immagini» prima retrospettiva omaggio al lavoro e alle figure di Vittorio Accornero de Testa e Edina Altara.

A Nuoro la cucina sarda di terra e di mare si gusta al Portico, ma vale la pena di spingersi una decina di chilometri fuori città fino ad Oliena, per immergersi nelle atmosfere della Barbagia e gustare le specialità di Su Gologone. Da non perdere su filindeu, la minestra che emozionava anche il Nobel per la letteratura Grazia Deledda.

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