Viaggiare con gli esperti | La Sicilia targata Florio

Ville, palazzi, aziende vinicole e tonnare raccontano una storia quasi fiabesca dell’isola tra fine Settecento e metà Ottocento. Ma è la storia romanzesca di quattro generazioni di una celebrata famiglia di imprenditori

La palazzina dei Quattro Pizzi all’Arenella di Palermo
Daniela Brignone |  | Palermo

Sicilia e Florio: un binomio inscindibile che dalla fine del Settecento ha tracciato la via per lo sviluppo del territorio dal punto di vista culturale e imprenditoriale e ha generato un immaginario collettivo, spesso alimentato da ricostruzioni fiabesche. Ancora oggi le tante testimonianze artistiche e architettoniche presenti sull’isola raccontano una storia che coniuga memoria e identità, tra successi e declino di una dinastia che ha generato un sogno, ancora vivo nei ricordi e nei racconti, visto con gli occhi della nostalgia anche da chi, per limiti di età, non ha vissuto in quell’epoca.

A Favignana, all’interno di Palazzo Florio, è stata presentata in anteprima la mostra permanente «I Florio. Storia di famiglia e di imprese», organizzata da Casa Florio (e curata da Daniela Brignone, Ndr), che rappresenta un primo passo verso una valorizzazione dei luoghi dell’isola, già di proprietà della famiglia. Seguire un itinerario nei luoghi di vita e di lavoro dei Florio diventa un’esperienza di grande respiro in cui al visitatore è offerto uno scenario di scoperta delle dinamiche di sviluppo dell’isola tra la fine del XVIII secolo e la metà del XX attraverso quattro generazioni. Sarà quindi possibile seguire le tracce della famiglia in quell’enorme «museo diffuso», localizzato prevalentemente nelle province di Palermo e di Trapani, dove le attività produttive prosperavano. Accanto a esse sorgevano spesso le dimore dove i Florio trascorrevano periodi di vacanza.

L’itinerario dei Florio si snoda attraverso i vicoli del centro storico di Palermo, nel quartiere anticamente soprannominato San Giacomo La Marina, alle spalle della piazza San Domenico, dove Paolo Florio, provenendo da Bagnara Calabra e sbarcato a Palermo nel 1799 insieme al cognato Paolo Barbaro, fondò la prima bottega per il commercio di spezie e prodotti coloniali. L’immediato successo dell’attività lo spinse pochi mesi dopo a trasferirsi nella sede poco distante, più ampia e oggi la più nota, detta «alli Materazzari» (ai Materassai, dal nome dell’omonima viuzza dove gli artigiani fabbricavano i materassi), di fronte alla Chiesa di Santa Maria la Nova. Sopra la bottega, Paolo abitava insieme alla famiglia.

È da qui che inizia la storia dei Florio, mercanti e industriali, i quali consolideranno nel tempo la propria fortuna che li legherà a un potere economico e sociale tale da suscitare ammirazione e invidie. Il figlio di Paolo, Vincenzo, che ebbe tre figli dalla relazione con la milanese Maria Rachele Giulia Portalupi, con la quale si sposò successivamente, fece edificare una villa presso la tonnara all’Arenella di cui era proprietario dal 1837. L’edificio, noto come «I Quattro Pizzi» per le cuspidi che svettano agli angoli dell’ala di rappresentanza a pianta quadrata, prospiciente il molo della borgata dell’Arenella, fu commissionato all’architetto Carlo Giachery nel 1844.
Il Villino Florio a Palermo
La fusione di influssi neogotici del prospetto, provenienti dalla tradizione anglosassone, con influssi locali che affondano le radici nelle decorazioni della sala di Ruggero nel Palazzo dei Normanni e in quelle dei carretti siciliani nello splendido salone, rendono l’edificio un luogo quasi irreale e altamente suggestivo. Una stupenda dimora che affascinò lo zar Nicola I, in visita a Palermo insieme alla moglie Alexandra Fjodorovna nel 1845, tanto da volerla riprodurre a Peterhof. La palazzina, peraltro, è l’unica dimora ancora di proprietà dei Florio, abitata dagli eredi di Vincenzo junior che da anni la aprono al pubblico, promuovendo iniziative di valorizzazione dell’enorme archivio iconografico e documentario.

Tornando nel centro di Palermo, salendo per la via Dante dalla piazza Politeama, si arriva nell’elegante dimora nel quartiere dell’Olivuzza, costituita da un complesso di fabbricati comunicanti tra loro, in cui risiedeva Ignazio senior, figlio di Vincenzo, insieme alla moglie, la baronessa Giovanna d’Ondes Trigona. La proprietà fu ereditata dal figlio Ignazio. Oggi il grande edificio risulta smembrato, privo di un’ala centrale che fu abbattuta per aprire l’attuale via Oberdan, e suddiviso tra vari proprietari, ma conserva ancora il celebre pavimento decorato con petali di rosa realizzato da Filippo Palizzi, acquistato da Ignazio junior all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900 per la camera da letto della moglie, Francesca Jacona della Motta di San Giuliano, nota come Donna Franca.

L’ala più privata del palazzo è adesso di proprietà del Circolo Unione. Nella vasta tenuta che circondava il palazzo, tra tempietti neoclassici, serre e laghetti, tra il 1899 e il 1902 fu costruita una villa per Vincenzo, fratello minore di Ignazio, che la abitò insieme alla prima moglie, Annina Alliata di Montereale, fino al 1911, anno in cui quest’ultima fu stroncata dal colera. Il cosiddetto Villino Florio all’Olivuzza, progettato da Ernesto Basile, architetto di fiducia della famiglia in quell’epoca, è considerato un capolavoro del Liberty che unisce sapientemente elementi dall’Arts and Crafts inglese, influenze francesi, rinascimentali e neogotiche.

Gli arredi, che si rifanno allo stile in voga tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, in parte conservati dagli eredi, furono perlopiù eseguiti dalla ditta Ducrot. Dopo la scomparsa della moglie, nel 1912 Vincenzo conobbe la francese Lucie Henry con la quale convisse fino al 1931, quando la coppia convolò a nozze, trasferendosi a Palermo nel palazzo al n. 2 di via Catania, all’angolo con viale della Libertà. Il palazzo è oggi chiuso e disabitato, ma è possibile ammirare l’architettura sobria ed elegante che al piano terra ospitò la sede dell’Automobil Club Sicilia, di cui fu presidente Vincenzo, che gestì l’organizzazione della celebre Targa Florio, la corsa più antica del mondo, precedentemente coordinata dal comitato cittadino Panormitan.
La sala di Villa Igiea progettata da Ernesto Basile e affrescata da Ettore De Maria Bergler
Nella dimora, il giovane rampollo di casa Florio e Lucie vissero la loro meravigliosa storia d’amore. Gli ambienti erano arredati lussuosamente e con opere d’arte di notevole pregio, acquistate direttamente dagli artisti o presso le case d’asta o, ancora, alla Biennale a Venezia. I coniugi vi ospitavano amici con i quali mettevano in scena tableaux vivants, spesso a tema orientale, di gran moda in quell’epoca. Il Villino Florio, invece, non più abitato da Vincenzo, fu utilizzato come sede di rappresentanza della famiglia che vi accolse nel tempo illustri ospiti, tra i quali il Kaiser Guglielmo II. Identica funzione ebbe la celebre Villa Igiea, edificata nello stesso periodo (1899-1900), situata nella borgata palermitana dell’Acquasanta a breve distanza dalla palazzina dei Quattro Pizzi.

Considerata uno dei capolavori di Ernesto Basile, la villa è un prezioso scrigno di tesori del periodo Liberty, nel quale si fondono le storie di famiglia e risuonano i ricevimenti frequentati dall’élite internazionale. L’edificio, inizialmente destinato a ospitare un sanatorio di gran lusso e un laboratorio per la produzione dell’igazolo (un farmaco a base di formaldeide per la cura dei malati di tubercolosi, sotto la direzione del professor Vincenzo Cervello), fu convertito in pochi mesi in grande albergo per clienti facoltosi, dopo che venne dimostrata l’inefficacia dei trattamenti. Ignazio e Franca avevano sperato nelle nuove terapie per curare la figlia Giovanna. La celebre sala degli specchi, nel pianterreno della villa, affrescata da Ettore De Maria Bergler, Michele Cortegiani e Luigi Di Giovanni, è un inno alla bellezza e all’opulenza esaltato dalle sinuosità dei corpi femminili che si muovono tra sconfinate distese di fiori, celebrando l’alba e il tramonto in una sintesi del ciclo di vita/morte/rinascita.

L’itinerario sulle orme dei Florio prosegue verso la città di Trapani. È qui che si concentrano alcune delle prime attività della famiglia, le cui impronte sono rintracciabili a Marsala, nello stabilimento per la produzione del vino, fondato nel 1833 da Vincenzo senior, e nell’isola di Favignana, dove avvenivano la pesca, la lavorazione e l’inscatolamento del tonno nella tonnara. L’utilizzo di macchine a vapore e l’introduzione di metodi innovativi nella produzione portarono le imprese ad altissimi livelli di eccellenza. Favignana divenne anche un luogo di villeggiatura nel quale i fratelli Ignazio e Vincenzo junior trascorrevano le vacanze con gli amici, raggiungendo l’isola a bordo degli yacht di famiglia. E fu qui che Franca si ritirò nel suo dolore dopo la morte di Giovanna, scomparsa nel 1902 e, l’anno successivo, di Giacobina, appena nata, e dell’erede maschio, Baby Boy, quest’ultimo in circostanze misteriose.

Una tappa importante nella storia dei Florio è Floriopoli, la cittadella posta in prossimità dell’abitato di Cerda, in provincia di Palermo, dove Vincenzo junior stabilì il punto di partenza della sua creatura, la Targa Florio, disputata dal 1906 a oggi su un circuito che attraversa diversi paesi delle Madonie.

La storia dei Florio, ancora oggi in fase di studio da parte di esperti e appassionati (basti pensare alla quantità, anche recente, di saggi e ricostruzioni romanzesche, fino alla saga bestseller di Stefania Auci I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni per la casa editrice Nord, Ndr), mostra una prospettiva molto ampia della Sicilia, un’isola dalla grande attrattività, posta al centro di interessi internazionali. In essa si può leggere uno spaccato della società dell’epoca, il peso di due secoli di bellezza e di cultura del territorio, le trasformazioni del gusto e degli stili che aiutano a comprendere la fenomenologia generata attorno al mito dei Florio. E raccontano molto della volontà recente (finalmente) di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio lasciato dai Florio nel corso della mitica «età dell’oro» della Palermo contemporanea.

*Daniela Brignone (Palermo, 1966), storica dell’arte, è la curatrice del recente volume I luoghi dei Florio. Dimore e imprese storiche dei «vicerè» di Sicilia,
240 pp., ill col. e b/n, Rizzoli, Milano 2022, € 25,90

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