Vacillare sotto colpi di satira

L'autunno di Saul Steinberg tra la Triennale di Milano, il Centre Pompidou e la Galerie Maeght

«Sphinx II» (1966) di Saul Steinberg. The Saul Steinberg Foundation New York © The Saul Steinberg Foundation /  Artists Rights Society (ARS) New York
Ada Masoero e Luana de Micco |

Era il 1933 e Saul Steinberg (Romania, 1914 - New York, 1999), nemmeno ventenne, arrivava a Milano per iscriversi al Politecnico, dove nel 1940 si sarebbe laureato in Architettura. Costretto dalle leggi razziali, nel 1941 tornò negli Stati Uniti, e prese a collaborare con il «New Yorker», la rivista per la quale avrebbe disegnato oltre 600 illustrazioni e ben 85 copertine.

Ma a Milano, fra i molti suoi viaggi nel mondo, sarebbe tornato nel 1954, quando gli architetti BBPR gli commissionarono quattro sequenze di disegni (leporelli) per il «Labirinto dei Bambini» nella X Triennale. E le architetture italiane, talora mischiate con quelle di altre città in gustosi «capricci», resteranno nel suo immaginario e torneranno nei suoi taglienti, celebratissimi disegni.

Triennale Milano, con Electa, gli dedica dal 15 ottobre al 13 marzo una mostra curata da Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari e allestita da Lupi con Ico Migliore e Mara Servetto, in cui scorrono 350 oggetti tra disegni (cuore della mostra, quelli per la Triennale, donati dalla Saul Steinberg Foundation alla Biblioteca Braidense di Milano), maschere ricavate da sacchetti di carta, oggetti-scultura, documenti, riviste e libri originali. Il libro catalogo è una sorta di enciclopedia con cento lemmi di studiosi diversi, cui si aggiungono un volume di Marco Belpoliti sui rapporti con gli amici italiani e stranieri, e una guida «sentimentale» di Roberto Dulio e Francesca Pellicciari.

Oltre che alla Triennale di Milano, quest’autunno i lavori di Saul Steinberg si possono vedere anche al Centre Pompidou e alla Galerie Maeght. L’artista rumeno (1914-99), esiliato negli Stati Uniti nel 1942 in fuga dal nazismo, disegnò per quasi 60 anni le copertine del «New Yorker», dopo essersi fatto conoscere per le sue vignette satiriche sulla rivista «Bertoldo», mentre studiava architettura a Milano. «Uno dei miei obiettivi, diceva, è di scuotere i pregiudizi delle persone. Non voglio farle ragionare, tento di farle vacillare».

Al Pompidou, nella Galerie d’art graphique, fino al 28 febbraio si tiene «Entre les lignes», con più di 400 pezzi, tra cui libri e fotografie, alcuni esposti raramente: tra questi, insieme ad altre 36 opere dalla Saul Steinberg Foundation di New York, figura «The Art Viewer», raro esempio del lavoro di muralista di Steinberg, donato al Musée d’art moderne di Parigi.

Si tratta di un gigantesco assemblage (3x7 m), finora esposto una sola volta nel 1966 alla Galerie Maeght. La galleria della rue du Bac cominciò a mostrare i lavori di nel 1953 e da allora gli ha aperto spesso le porte. La Fondation Maeght ha del resto collaborato con il Pompidou per la retrospettiva parigina, prestando alcune opere. Questa nuova personale (fino al 4 dicembre) riunisce una ventina tra acquerelli e collage, realizzati tra il 1953 e il 1977.

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