Uomini sotto le armature

La realtà umana dei gladiatori in una mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Uno scorcio della mostra «Gladiatori» al Mann
Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

«La mostra “Gladiatori” ha l’ambizione di raccontare non solo il mito, ma anche la dimensione umana del gladiatore: non ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto gli elmi e il contesto storico in cui vivevano. Da un certo punto di vista è l’esposizione più sofferta e simbolica che abbiamo realizzato al Mann», dichiara il direttore Paolo Giulierini, illustrando filosofia e contenuti dell’esposizione visitabile fino al 6 gennaio 2022.

Allestita nel Salone della Meridiana (6 sezioni e 160 reperti), la mostra è realizzata con il sostegno della Regione Campania e di una fitta rete scientifica: l’Antikenmuseum und Sammlung Ludwig di Basilea, sede della prima tappa della mostra, il Parco Archeologico del Colosseo e il Parco Archeologico di Pompei. Il progetto scientifico per l’allestimento è di Valeria Sampaolo, il coordinamento di Laura Forte. Partner dell’esposizione è Intesa Sanpaolo.

I manufatti della prima sezione («Dal funerale degli eroi al duello per i defunti»), tra cui il Vaso di Patroclo (340-320 a.C.) e le lastre del IV secolo a.C. dalla Necropoli del Gaudo a Paestum propongono elementi già presenti nei riti funerari e nei combattimenti in onore dei defunti, modelli che hanno ispirato le esibizioni dei gladiatori. Nella sezione «Le armi dei Gladiatori» sono esposti i cinquanta esemplari della Collezione di armi del Mann. Le decorazioni di elmi, scudi, schinieri, spallacci, cuspidi di lancia, pugnali e spade, provenienti soprattutto dal Quadriportico dei Teatri di Pompei, rivelano l’etnia e la classe di appartenenza di chi li indossava.

Nella successiva sezione, «Dalla caccia mitica alle venationes», le raffigurazioni rinviano agli spettacoli che precedevano i combattimenti; da citare un cranio di orso (II secolo d.C.) trovato ad Augusta Raurica. La dimensione umana dei gladiatori è raccontata nella sezione «Vita da Gladiatori»: l’alimentazione (con reperti di archeobotanica della zona vesuviana); la medicina (spiccano strumenti chirurgici da Pompei e la cassetta medicale da Ercolano); la morte (iscrizioni e rilievi funerari dell’Antikenmuseum di Basilea e dei Musei Capitolini; scheletri della necropoli dei gladiatori di York).

«Gli Anfiteatri della Campania», sezione assente a Basilea, è un focus sulle arene della regione: in mostra il modello in sughero dell’Anfiteatro di Pompei, realizzato da Domenico Padiglione a inizio Ottocento e restaurato, e il plastico dell’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere; presenti anche focus sui montacarichi nell’Anfiteatro di Pozzuoli per il trasporto delle fiere dai sotterranei all’arena.

Una peculiarità è la ricostruzione virtuale degli affreschi dell’Anfiteatro di Pompei, riprodotti da Francesco Morelli prima che andassero perduti nel 1816: su queste tempere, esposte in mostra, si basa il video realizzato da Altair 4 Multimedia. La sezione «I Gladiatori “da per tutto”», infine, testimonia il radicamento del mito dei gladiatori nella vita quotidiana e familiare dei Romani: ne sono prova suppellettili, lucerne e statuette, nonché l’apparato musivo e parietale delle abitazioni.

In tal senso, le eccezionali dimensioni del mosaico pavimentale di Augusta Raurica (fine II secolo d.C.) confermano la pervasività dell’iconografia dei gladiatori nello spazio domestico. Il mosaico, restaurato in occasione dell’allestimento a Basilea, non era mai stato esposto in precedenza in Italia. Completa la mostra la sezione tecnologica «Gladiatorimania» nel Braccio Nuovo del Museo, finalizzata alla fruizione didattica e divulgativa dei contenuti dell’esposizione.

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