Una nuova luce per le sale della Courtauld Gallery

Dalle Blavatnik Fine Rooms alla LVMH Great Room, dal Quattrocento italiano ai capolavori su carta del XX secolo, dopo 3 anni riapre la Galleria ubicata nell’ala settentrionale di Somerset House

Le Blavatnik Fine Rooms alla Courtauld Gallery. Foto © Hufton+Crow «The Myth of Prometheus» (1950) di Oskar Kokoschka, installation view, Courtauld Gallery, Londra. Foto © Jim Winslet Le Blavatnik Fine Rooms alla Courtauld Gallery. Foto © Jim Winslet La Weston Gallery alla Courtauld Gallery. Foto © Hufton+Crow La Bloomsbury Room alla Courtauld Gallery.  Foto © Hufton+Crow La Galleria del Medioevo e del Primo Rinascimento Medieval alla Courtauld Gallery. Foto © David Levene Le Blavatnik Fine Rooms alla Courtauld Gallery. Foto © David Levene Le LVMH Great Room alla Courtauld Gallery. Foto © Hufton+Crow Le Blavatnik Fine Rooms alla Courtauld Gallery. Foto © David Levene Deborah Swallow, Märit Rausing Director della Courtauld Gallery. Foto © Jim Winslet «Unmoored from her reflection» (2021) di Cecily Brown © Cecily Brown. Courtesy the artist, Thomas Dane Gallery. Foto © David Levene. «The Holy Trinity with Saints Mary Magdalen and John the Baptist» (1491-94 circa) di Sandro Botticelli, The Courtauld, Londra (Samuel Courtauld Trust) © The Courtauld. Foto © David Levene «Self-Portrait with Bandaged Ear» (1889) di Vincent van Gogh, The Courtauld, Londra. Foto © Jim Winslet
Giulia Martina Weston |  | Londra

Dopo tre anni, la Courtauld Gallery riapre al pubblico, svelando i risultati di importanti lavori di ammodernamento degli spazi espositivi, con un allestimento integralmente ripensato e un magnifico nucleo di disegni del Novecento di nuova acquisizione.

Fondata nel 1932, contestualmente al Courtauld Institute, da Samuel Courtauld, Lord Lee of Fareham e Sir Robert Witt, la Galleria è ubicata nell’ala settentrionale di Somerset House, edificio tardo settecentesco di stampo neoclassico progettato da Sir William Chambers. I cospicui lavori di ristrutturazione, affidati allo studio Witherford Watson Mann, sono stati finanziati dal National Lottery Heritage Fund, nonché da fondazioni e privati.

Obiettivo chiave dell’intervento è stato quello di introdurre, più che ricomporre, un’impressione unitaria dei distinti ambienti espositivi. All’imponente facies architettonica esteriore corrispondeva, infatti, una certa frammentarietà nella ripartizione degli spazi interni. Altrettanto cruciale nel ridisegnare la logistica del museo, il criterio dell’accessibilità ha determinato l’abbattimento delle barriere fisiche precedentemente imposte dal vecchio allestimento.

Dipinti ed oggetti d’arte di età medievale e alto rinascimentale, provenienti quasi esclusivamente dalla collezione di Thomas Gambier Parry (1816-88) e a lungo esposti in un’angusta stanza al pian terreno, sono ora confluiti al primo piano (fig. 1). Questo nuovo ambiente permette un’osservazione ravvicinata di ogni singolo pezzo, dall’intenso Trittico Seilern, attribuito a Robert Campin (1425 ca) all’elegante polittico con «Crocifissione e Santi» di Bernardo Daddi (1348). Allo sfarzo di fondi oro e tessuti dipinti fanno eco gli avori di dittici e trittici bizantini e lo scintillìo metallico di sontuosi oggetti islamici, tra cui la celebre Borsa intarsiata in argento e oro (Moghul, inizio XIV secolo).

Quasi a formare un sorprendente binomio, la sala adiacente (The Drawing Gallery) offre un’esposizione di disegni e acquerelli inglesi dei secoli XVII-XX. Un’efficace sinossi abbraccia molteplici tecniche, dai minuziosi studi a penna e inchiostro fino all’apoteosi degli acquerelli, prediletti dai pittori inglesi. Tra gli artisti rappresentati vi sono James Thornhill, Jonathan Richardson, Thomas Gainsborough ed Henry Moore.

Il secondo piano si articola in una sequenza di sei stanze (The Blavatnik Fine Rooms), che ospitano capolavori d’arte europea dal Rinascimento al XVIII secolo. Come testimoniato dai soggetti allegorici del soffitto dipinti da Giovanni Battista Cipriani (1727-85), il primo ambiente, più raccolto, fungeva originariamente da biblioteca e anticamera della Royal Academy. Sono qui visibili preziosi fondi oro del Quattrocento italiano, culminanti nella maestosa «Incoronazione della Vergine» di Lorenzo Monaco (1390).

A seguire, un’ampia sala presenta importanti manufatti e dipinti del Rinascimento, quali la rarissima coppia di cassoni Morelli-Nerli (1472), opera di Biagio di Antonio, Jacopo del Sellaio e Zanobi di Domenico, e la «Trinità e Santi» di Botticelli e bottega (1491-94), proveniente dal convento fiorentino di Sant’Elisabetta delle Convertite e restituito ai visitatori dopo un lungo restauro. Nel nuovo allestimento assurgono finalmente al ruolo di coprotagonisti «La creazione e caduta dell’uomo» di Mariotto Albertinelli (1513), summa della sua ricca cultura figurativa, e un nutrito gruppo di maioliche rinascimentali, che dal centro della sala dialogano con le pitture coeve.

Al Rinascimento nordico è dedicata la sala successiva. Qui, sotto lo splendido soffitto con Apollo circondato dai simboli dello Zodiaco di Cipriani, si trovano l’«Adamo ed Eva» di Lucas Cranach il Vecchio (1527) e due dipinti di Pieter Brueghel il Vecchio: il «Paesaggio con la Fuga in Egitto» (1563) e il raro monocromo, eseguito in grisaille, con «Cristo e l’adultera» (1565). S

eguono due sale incentrate sulla produzione di Pieter Paul Rubens, artista riscoperto, collezionato e offerto alla Courtauld Gallery dal conte Antoine Seilern (1901-78). La prima espone un corpus di bozzetti preparatori: opere in cui il piccolo formato collide con la monumentalità dei soggetti trattati. La seconda ospita alcuni tra i dipinti più noti dell’artista, tra cui il michelangiolesco «Caino e Abele» (1608), la «Famiglia di Jan Brueghel il Vecchio» (1613-15), il «Ritratto di Baldassar Castiglione» (1630), e l’idilliaco «Paesaggio al chiaro di luna» (1635-40).

L’itinerario culmina nel Settecento europeo, rappresentato dall’«Amore e Psiche» di Sir Joshua Reynolds, esposto alla Somerset House nel 1789, dal «Ritratto della moglie Margaret» (1778 ca) di Thomas Gainsborough e da tre splendidi bozzetti di Giovanni Battista Tiepolo (1767). Tiepolesca la scelta del colore delle pareti, in elegante contrappunto con gli Argenti Courtauld esposti al centro della sala.

Unitamente alla nuova ripartizione degli spazi, l’impianto di illuminazione, dovuto a Zerlina Hughes dello studio ZNA, conferisce alle opere un’accresciuta visibilità. Si tratta di una novità di non poco conto, accolta con favore anche da quanti del vecchio Courtauld amavano l’atmosfera da salotto o fumoir ottocentesco in cui disquisire di questioni di britannica connoisseurship.

L’ascesa all’ultimo piano è ricompensata dall’ariosa opera commissionata a Cecily Brown per la parete curva in cima alla scalinata: «Unmoored from her reflection» (2021). In bilico tra figurazione e astrazione, il formato del dipinto ben si confà a un dialogo visivo con il trittico con il «Mito di Prometeo» di Oskar Kokoschka (1950) e con la variegata produzione del Gruppo di Bloomsbury evocata dalle opere su carta di Vanessa Bell e Duncan Grant.

È nel nuovo, immenso salone del terzo piano (The LVMH Great Room) che si ritrovano, finalmente insieme, i capolavori dell’Impressionismo e post Impressionismo cui la Galleria deve la propria fama: il corpus di opere di Paul Cézanne, il dittico formato da «Nevermore» e «Te Rerioa» (1897) di Paul Gauguin, l’«Autoritratto con l’orecchio bendato» (1889) di Van Gogh, «Les Folies-Bergère» (1882) di Edouard Manet, e molti altri. La magnificenza di questo spazio, quasi un museo nel museo, rievoca il senso di meraviglia che certamente lo permeava tre secoli fa, quando, di pertinenza della Royal Academy, la «Great Gallery» era la galleria più famosa di Londra.

Sorpresa nella sorpresa, un’ultima coppia di stanze offre al visitatore un’incredibile collezione di disegni del Novecento: si tratta di 24 capolavori donati dall’artista Linda Karshan in memoria del marito Howard (1933-2017), secondo lo spirito filantropico e di illuminata fiducia nel potere educativo dell’arte che animava Samuel Courtauld nel 1932. L

a rassegna, ora esposta nella mostra «Modern Drawings: The Karshan Gift», comprende opere su carta di Georg Baselitz, Joseph Beuys, Paul Cézanne, Otto Dix, Jean Dubuffet, Sam Francis, Alberto Giacometti, Philip Guston, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Willem de Kooning, Henri Michaux, Gerhard Richter, Louis Soutter, Wayne Thiebaud e Cy Twombly.

© Riproduzione riservata La Courtauld Gallery. Foto © Jim Winslet