Una mostra narra i costumi dei pellegrini

Dipinti su San Michele Arcangelo ma anche opere che testimoniano usi e costumi dei pellegrini e dei devoti sono al centro della mostra tra Loreto, Ascoli e Senigallia

«Madonna che allatta il Bambino con i Santi Sebastiano, Antonio, Francesco e Rocco» di Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice
Stefano Miliani |  | Loreto, Ascoli, Senigallia

Con opere marchigiane e un San Rocco di Carlo Crivelli proveniente dalla Galleria dell’Accademia di Venezia, «Sulle orme di san Michele Arcangelo. Pellegrini e devoti nell’arte da Crivelli a Caravaggio» è una mostra itinerante che copre la prima tappa al Bastione Sangallo di Loreto (fino al 13 luglio), la seconda alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno (dal 22 luglio al 6 novembre 2022), la terza, e ultima tappa, al Palazzo Baviera di Senigallia (dall’11 novembre 2022 al 12 febbraio 2023). Il curatore è Stefano Papetti, i promotori sono la Regione Marche e i rispettivi Comuni, organizza Artifex International.

Non c’è Michelangelo Merisi, è bene dirlo, quanto una «Madonna dei Pellegrini» ripresa da Caravaggio dal Santuario dell’Ambro a Montefortino.  «Il canovaccio delle tappe è comune con qualche variazione. Loreto con il santuario mariano è legato alle immagini su come si vestivano pellegrini come San Rocco, dice lo storico dell’arte. Ascoli avrà più spazio per dipinti su San Michele Arcangelo perché fu introdotto come santo protettore dai longobardi e c’è una devozione nei suoi confronti. Senigallia riassume tutto».

Papetti riprende quanto scrive in catalogo Federica Muzzarelli dell’Università di Bologna: «La professoressa, esperta di storia degli abiti, scrive che il modo di vestire dei pellegrini era una sorta di lasciapassare, un segnale per dire che potevano avere bisogno di aiuto. In questo caso l’abito fa il pellegrino». E San Michele? «Ricorrono due iconografie: in una più medioevale e rinascimentale ha l’armatura e pesa le anime, nell’altra, soprattutto del periodo barocco, caccia Lucifero». Quanto al Crivelli, annota Papetti, è un ritorno perché «viene quasi certamente dal convento dell’Annunziata di Ascoli».

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