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Un signor comitato per Alinari

La Fondazione istituita dalla Regione sarà diretta da «personalità di altissimo profilo»

Facciata dello stabilimento Alinari su via Nazionale a Firenze, 1929

Firenze. L’«operazione Alinari» è compiuta, la Regione Toscana ha rilevato dalla Fratelli Alinari Idea Spa lo sterminato patrimonio fotografico per 15 milioni di euro complessivi. Il museo, archivio, biblioteca, andranno nella sede fiorentina ipotizzata, Villa Fabbricotti: l’edificio con parco, della Regione stessa, è attiguo alla Fondazione del Museo Stibbert per cui si delinea, seppur casualmente, una zona museale nel verde fuori dal congestionato centro storico.

Adeguare la villa richiederà 27 mesi di lavori per i quali danno la loro consulenza la Soprintendenza Archivistica della Toscana e l’Opificio delle Pietre Dure; poiché i cinque milioni di fotografie, oltre a lastre, libri, riviste e apparecchi, non potranno entrare tutti nell’edificio, l’amministrazione cercherà un deposito adeguato.

Entro aprile la Regione approverà un «piano strategico», entro maggio istituirà una Fondazione, dove potrebbe entrare il Mibact che ha seguito da vicino le trattative, la quale sarà diretta da un comitato scientifico «con personalità di altissimo profilo»: lo garantiscono il presidente Enrico Rossi e la vice nonché assessore alla cultura Monica Barni, registi delle complesse trattative avviate nel maggio scorso con il titolare, il commendator Claudio De Polo, che ha sempre detto di voler cedere in mani pubbliche questo tesoro iniziato a Firenze quando Leopoldo Alinari fondò l’omonima società nel 1863.

Su chi lavorerà alla Fondazione, Barni e Rossi promettono ai sindacati di valutare, per quanto lo consentano le leggi, le competenze dei dipendenti rimasti. Riguardo alle oltre 200mila immagini digitali, la Regione le acquisterà «entro maggio ed entro i 2,4 milioni previsti dalla legge» regionale approvata a novembre. «Abbiamo evitato la dispersione e la vendita a privati, ora sarà nostro compito valorizzare, favorire l’accesso e la consultazione pubblica», chiosa Rossi.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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