Un Red carpet per ArtVerona

La prima edizione della fiera del nuovo direttore Stefano Raimondi

«The Flower Thrower», 2019, di Banksy. Cortesia Deodato Arte
Camilla Bertoni |  | Verona

Finalmente in presenza, e tutta nuova, a partire dalla veste grafica. È quanto promette per ArtVerona, attesa nei padiglioni 11 e 12 della Fiera di Verona dal 15 al 17 ottobre, il suo direttore artistico Stefano Raimondi che firma, di fatto, la sua prima edizione: assoldato con un incarico triennale lo scorso anno, all’ultimo la fiera era infatti saltata a causa della pandemia e si era rifugiata online.

«Aspetto con emozione questa edizione in presenza, commenta Raimondi. Nonostante la risposta positiva che le nostre iniziative online, in particolare il Black Friday e i Talks, hanno ricevuto, sia lo scorso anno sia quest’anno, l’arte in quanto tale ha bisogno di una comunità che possa trovarsi, possa vedere e usare tutti i sensi, possa godere delle opere e della relazione con gli altri. Credo che la cosa più bella sarà tornare a usare il corpo che è stato in questo tempo limitato, digitalizzato, vincolato e rinchiuso. I canali digitali continueranno ad avere un ruolo importante a supporto di tutte le iniziative in presenza, anche perché nell’anno trascorso abbiamo maturato l’idea che la fiera non può più esistere limitatamente a tre giorni, ma deve dialogare con la propria comunità in maniera qualitativa e permanente durante tutto l’anno».

Prosegue la trilogia dedicata all’Italian System, l’hashtag lanciato nel 2020. All’interno di questa continuità quali sono le principali novità della nuova edizione?
«ArtVerona ha un’identità precisa e chiara: è la principale fiera dedicata a promuovere e valorizzare il sistema dell’arte italiano. Un sistema ricco di attori importanti, pieno di qualità, capace di rispondere alla crisi, di incarnare lo stato dell’arte di una nazione e di dialogare con il mondo. Italian System rappresenta la sintesi del mio mandato triennale: una manifestazione in grado di coinvolgere e far dialogare gallerie, collezionisti, artisti, musei d’arte antica e contemporanea, fondazioni, magazine, residenze d’artista e spazi indipendenti. Mi interessa che ArtVerona possa mostrare alcune sorprese inaspettate, ricerche nuove e interessanti».

Accanto alla principale, ci saranno nuove sezioni?
«La manifestazione presenta di fatto una rivoluzione delle sezioni rispetto alle precedenti edizioni che rispondono ad alcune tematiche centrali della fiera: innovazione, continuità, dialogo e attenzione a sostenibilità e parità di genere. Una prima grande novità è così data da Evolution, una sezione che accoglie sei gallerie con solo show di artisti che lavorano con i linguaggi più sperimentali. Un’altra sezione inedita è Introduction, curata da Giacinto Di Pietrantonio, in cui sei delle più importanti e “storiche” gallerie italiane ne hanno segnalate altrettante più giovani per la qualità del loro lavoro. Lab1, a cura di Giulia Floris, mette in dialogo spazi indipendenti con residenze artistiche, invitate per la prima volta in fiera per restituire l’importanza che rivestono nel percorso di crescita degli artisti. Pages, a cura di Ginevra Bria, sottolinea l’importanza data all’editoria d’arte, prevedendo ogni anno un approfondimento di sei magazine in collaborazione con un artista selezionato dalla rivista».

Partiamo dall’ingresso dove i visitatori quest’anno saranno accolti da una grande installazione appositamente realizzata da Paola Pivi.
«Questo sarà il colpo di scena della prossima edizione di ArtVerona. Volevamo creare un segno capace di emozionare e meravigliare, lanciando allo stesso tempo un messaggio legato alla sostenibilità ambientale. La possibilità di lavorare con Paola Pivi, artista straordinaria e particolarmente sensibile all’aspetto ecologico, ha permesso di creare qualcosa di veramente speciale, grazie alla collaborazione con Aquafil S.p.A., main partner di ArtVerona e uno dei principali attori in Italia e nel mondo nella produzione di fibre sintetiche da materiale di riciclo. Stop by, questo il titolo del progetto pensato da Karma Culture Brothers, è un’installazione di oltre 500 metri quadrati capace di ridefinire lo spazio e mettere il visitatore al centro dell’esperienza. Si potrà camminare sull’opera, per raggiungere i padiglioni espositivi, oppure ammirarla da una prospettiva rialzata, dalla balconata che sovrasta lo spazio».

ArtVerona arriva subito dopo Miart ad aprire una nuova stagione difficile: quali pronostici o quali sensazioni si registrano per il mercato dell’arte?
«Mi auguro che una buona parte delle difficoltà sia alle spalle e una prima conferma viene dalla presenza di 140 gallerie selezionate, con una grande varietà nelle proposte. Un numero per noi di grande soddisfazione: lo stesso numero delle edizioni più partecipate prima della pandemia. Inoltre, dalle risposte del nostro VIP Program, percepiamo il desiderio di tornare a incontrarsi e vedere arte dal vivo. Nella situazione di una mobilità internazionale ancora ridotta, ArtVerona ha potuto continuare il suo percorso di crescita senza doversi ridefinire, forte della rete maturata su tutto il territorio».

Anche pensando alla concomitanza con Vinitaly Special Edition in fiera e al calendario di appuntamenti e incontri, puntate a un pubblico di specialisti o generico?
«ArtVerona è sempre stata una manifestazione intima, ariosa e ampia negli spazi, con un pubblico selezionato a cui viene data la possibilità di relazionarsi con i galleristi e gli espositori e di vedere la manifestazione con calma e piacere. La parziale concomitanza con Vinitaly ha permesso di costruire un percorso rivolto ai principali produttori e ai loro migliori clienti, un pubblico che è già interessato o pronto ad accogliere i linguaggi dell’arte moderna e contemporanea. In fiera sarà inoltre sviluppato Talknow!, un podcast radiofonico curato da Maria Chiara Valacchi, un format più frizzante e dinamico rispetto ai classici talk, mentre Standchat, a cura di Saverio Verini, offre la possibilità al pubblico di incontrare vis-à-vis gli artisti protagonisti in fiera all’interno delle gallerie che li rappresentano».

Infine, parallelamente ad ArtVerona e non limitatamente ai giorni di fiera, va in scena Art & the City: che iniziative comprende e che valore rappresenta per la città e i visitatori tutti?
«Art & the City comprende diversi appuntamenti importanti: a Castelvecchio si terrà “Performance & the City”, manifestazione tutta al femminile, curata da Maria Marzia Minelli e Claudia Santeroni, dedicata a tre artiste, Marijke De Roover, SAGG Napoli e Sophie Jung, che usano il linguaggio e la parola come elemento caratteristico. Il programma in città permette di aprire luoghi meno conosciuti, come Palazzo Poste, non accessibile al pubblico da molto tempo, dove Jessica Bianchera e Marta Ferretti cureranno “BLAST”, mostra di opere video. E ancora Irene Sofia Comi realizzerà la mostra “Ciak Collecting” a Palazzo Orti Manara, un luogo suggestivo inserito per la prima volta nel programma collaterale: una mostra incentrata sulla figura del collezionista che analizza le tendenze e i cambiamenti degli ultimi quindici anni. Proprio al mondo del collezionismo è rivolta la pubblicazione “Critical Collecting”, curata da Antonio Grulli, una delle più importanti ricerche critiche sul collezionismo italiano, condotta attraverso il dialogo tra cinquanta curatori e altrettanti collezionisti, che quest’anno vedrà la presentazione di un catalogo capace di restituire l’intera storia del progetto. Accanto a queste iniziative molte altre coinvolgeranno la città: fiera e città non sono e non possono essere divisibili, ma sono parte di una comune esperienza».

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