Un nuovo percorso espositivo al Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Dopo quasi trent’anni di servizio la conservatrice Margherita Bolla è andata in pensione, ma intanto ha aperto una mostra e continua la catalogazione delle 400 terrecotte ex voto che vengono esposte a rotazione

Alcune delle terrecotte conservate al Matr ed esposte a rotazione
Camilla Bertoni |  | Verona

Quasi 400 immagini in terracotta, offerte per ingraziarsi gli dèi o per grazia ricevuta. Sono quelle conservate nei depositi del Matr, Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona, una selezione delle quali costituisce un nuovo percorso espositivo, ultima fatica curatoriale di Margherita Bolla. Per quasi trent’anni conservatrice di questo museo e del Lapidario Maffeiano, due perle dei Musei Civici veronesi, Bolla è andata in pensione lo scorso ottobre.

In attesa di un concorso o comunque di una sostituzione l’archeologa continua da esterna la sua collaborazione e resta al momento l’unica depositaria di una conoscenza capillare dei tanti materiali conservati nei depositi di questi musei, depositi che sono stati resi noti alla città e ai visitatori grazie a una filosofia di esposizioni a rotazione perseguita dalla conservatrice in questi lunghi anni di gestione, nelle quali rientra anche l’attuale mostra «Immagini di terracotta», visitabile fino al 6 ottobre.

«Si tratta di oggetti di età romana repubblicana e imperiale, spiega la curatrice, deposti nei santuari e nei luoghi di culto con una vasta gamma di figure: possono rappresentare teste o mezze teste che servivano a raffigurare l’offerente, maschile o femminile. Ci sono anche figurine intere di adulti o di bambini, così come di animali che erano molto importanti nell’economia antica. Alcuni oggetti a volte rappresentano solo parti di animali, come se fossero una sorta di abbreviazione dell’offerta. E se è vero che le immagini in terracotta costituivano una versione più povera rispetto alle offerte in bronzo, c’è da dire che in certe aree della penisola quelle bronzee non erano utilizzate».

Un gran numero di terrecotte conservate al Matr fa parte di collezioni sette e ottocentesche e non ha una provenienza specifica. «Il grande lavoro che stiamo svolgendo, con la preziosa collaborazione di Roby Stuani, spiega l’archeologa, è lo studio per arrivare al catalogo completo di queste terrecotte, per parte delle quali ipotizziamo la provenienza dalla città di Preneste. Sono materiali come altri che sono stati  oggetto di mostre temporanee di lunga durata, che non sarebbe stato possibile esporre nel museo in maniera stabile, sia per motivi di spazio che per ragioni di congruenza con il filo logico dell’allestimento. Ma che una volta presentati hanno arricchito le conoscenze e suscitato curiosità nel pubblico».

Se il Lapidario Maffeiano vanta una sistemazione relativamente recente, attuata dall’architetto Arrigo Rudi nei primi anni Ottanta, il grande salto vissuto dal Matr durante gli anni di Margherita Bolla è stato l’intervento di restauro, ampliamento e riallestimento realizzato tra il 2011 e il 2016. «Al Maffeiano gli interventi in questi ultimi anni, ricorda Bolla, sono stati soprattutto di integrazione dell’apparato didascalico, i molti restauri e le attività didattiche e di promozione del museo che era poco noto dopo molti anni di chiusura, ma oggi evidenziato anche in Google Arts & Culture. Il lavoro di riallestimento del Matr ha provocato un’onda di 120mila visitatori nell’anno successivo all’inaugurazione, numero per noi straordinario».

Recentemente è stato anche aperto poco distante il Museo Archeologico Nazionale, nuova proposta museale in città, dove a breve sarà allestita anche la sezione dell’età romana. «Il progetto scientifico che ho elaborato, conclude l’archeologa, risulterà complementare a quello del Nazionale. Chi visita il Matr, sul colle di San Pietro sopra il Teatro Romano, può ammirare dall’alto la città antica e capire la dislocazione e le caratteristiche dei suoi principali monumenti. Un privilegio, una delle sue grandi ricchezze».

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