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Olga Scotto di Vettimo
Leggi i suoi articoliLa soluzione formale individuata dall’artista argentino (Buenos Aires, 1959) è la trasformazione dello spazio della galleria in un’unica installazione ambientale, in cui il suono e l’immagine si sovrappongono e si contaminano attraverso oggetti, collage, immagini fotografiche, tratte dal catalogo Brazil’s Modern Architecture della Phaidon (una panoramica sull’architettura in Brasile del XX secolo), e i colorati dischi di bossa nova.
Da molto tempo l’artista osserva e analizza l’architettura modernista, che in Brasile si sviluppa attraverso una programmata ibridazione tra il modello razionalista europeo e la potenza del paesaggio sudamericano. Al contrario di questa architettura, definita da Vega «modernosa», che secondo l’artista non ha svolto una funzione di rottura avanguardistica, il proliferare sconnesso e disarticolato delle baraccopoli di periferia, che assorbono e riadattano gli «scarti» del centro urbano (insegne ecc.), ha avuto un ruolo dirompente.
In definitiva per Vega il Modernismo Tropical ha avuto soprattutto la preoccupazione di dover competere, per poi trovare una sintesi formale, con la prepotenza lussureggiante della natura sudamericana, proponendo infine «architetture con un campionario di colori da far impallidire il piumaggio di un pappagallo, edifici istituzionali che sembrano banane, chiese-ananas, case-coccodrillo, viali sinuosi come serpenti, stazioni della metropolitana come fiori di orchidea ecc.».
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