Trasparente savor faire

Alle porte di Parigi, a Écouen, l’arte rinascimentale del vetro, da Venezia all’Europa

Alzata con stemma d’Anna di Bretagna, fine XV-inizio XVI secolo, Écouen, Musée National de la Renaissance © Foto RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/ Mathieu Rabeau
Fernando Filipponi |  | Écouen

Attraverso la lente del vetro veneziano la mostra «Émailler le verre à la Renaissance. Sur les traces des artistes verriers, entre Venise et France», nello Château d’Écouen, alle porte di Parigi, dal 13 ottobre al 14 febbraio, fa luce su un capitolo della ricchissima storia delle relazioni artistiche, economiche, politiche, fra Italia e Francia in età moderna. Come nella mostra dedicata alla collezione di vetri di Pierre Rosenberg in corso a Venezia, Italia e Francia saranno protagoniste anche dell’appuntamento promosso dalla Réunion des Musées Nationaux e a cura di Thierry Crépin-Leblond, direttore del Musée National de la Renaissance Château d’Écouen, Françoise Barbe, Isabelle Biron e Aurélie Gerbier.

Al piano terra dello Château d’Écouen gli appartamenti di Caterina de’ Medici faranno da scenografia alle opere esposte. Le prime sale, spiega Françoise Barbe, conservatrice del Louvre, saranno dedicate alle tecniche di fabbricazione del vetro. Poi le teche saranno illuminate dalle trasparenze e dai decori smaglianti dei vetri veneziani, che in pieno Quattrocento conquistarono le tavole dell’élite italiana ed europea grazie a seducenti decorazioni a smalto e dorature generose (120 opere fra brocche, calici, coppe, vasi, piatti, saliere, bottiglie, provenienti da Louvre, Musée des Arts Décoratifs, Petit Palais, Musée Jacquemart-André, Musée National de Céramique, Victoria and Albert Museum, Wallace Collection, Corning Museum of Glass, Museo del Vetro di Murano, Galleria Giorgio Franchetti, Museo Civico Medievale di Bologna, Palazzo Madama di Torino...).

La seduzione si trasformò subito in moda, innescando dal Cinquecento la diffusione su scala europea del lusso veneziano e «façon de Venise» e la migrazione di maestranze veneziane all’estero. E i francesi furono fra i primi a essere travolti dalla moda. Ma il culto per questi oggetti si prolungò per tutto l’Ottocento e oltre, quando, sull’onda dello Storicismo, opere «in stile», se non veri e propri falsi, espugnarono il mercato. Ebbene, il rischio di fare passi «falsi» su un terreno così infido non pare aver spaventato i curatori della mostra, che non schivano il pericolo, ma includono nel progetto espositivo licenziosità e dirottamenti. Non sono censurati quindi quei vetri in cui lo stemma clandestino di Caterina de’ Medici è stato applicato nell’Ottocento da Brocard. E ci si avvale di una metodologia originale che offre, per la prima volta, una mole di dati sorprendente, che «saranno essenziali per la conoscenza del vetro veneziano, sottolinea Françoise Barbe, e per tutte le prossime campagne di studio».

Dietro ci sono anni di lavoro. Il Projet Cristallo, di cui la mostra è il traguardo, è stata la piattaforma di una collaborazione ininterrotta fra il Département des Objets d’art del Louvre, il Musée de la Renaissance e il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e ha riunito, attorno ai «vetri veneziani», storici dell’arte, conservatori, chimici, archeologi, restauratori. Per questo i cardini della mostra, dice la Barbe, saranno da un lato le «pièces de référence», opere assegnabili con certezza e per via documentale, e dall’altro le analisi di laboratorio eseguite sui materiali. In mezzo tutte le eccentricità che da sempre rendono lo studio del vetro veneziano un temibile ginepraio, anche per i connaisseurs più rodati. Ecco perché nelle didascalie delle opere esposte non troverete l’attribuzione puntuale a un artista o a una manifattura, ma cauti riferimenti («recette vénitienne de la Renaissance») accompagnati da un rinvio alle analisi chimiche condotte sull’opera.

Di fronte a questo rigore teutonico (confermato dal convegno internazionale abbinato alla mostra, in gennaio 2022) la domanda era scontata: «Che cosa offre questa mostra al pubblico dei non specialisti?». La risposta, fulminea: «La bellezza delle opere, la trasparenza, la lucentezza».

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