Tra le rovine gli alberi di Penone

Quattro bronzi dello scultore piemontese dialogano con le monumentali vestigia delle Terme di Caracalla

Una delle «Idee di pietra», di Giuseppe Penone, a Caracalla. Credits SSABAP. Foto: F. Caricchia
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Fino al 30 ottobre quattro grandi alberi in bronzo di Giuseppe Penone dialogano con le rovine monumentali delle Terme di Caracalla, nella mostra «Idee di pietra», curata da Francesco Stocchi, prodotta da Electa e promossa dalla Soprintendenza speciale di Roma.

All’insegna del principio penoniano secondo cui «le rovine sono lo stadio intermedio tra la cultura che sta tornando a essere natura», simulacri di una quercia, un olmo, un ciliegio e un bagolaro, recanti tra i rami pietre di fiume, trovano le loro connessioni segrete con i giganteschi resti della Natatio, l’ampio invaso della piscina delle Terme volute dall’imperatore Caracalla a inizio del III secolo d.C.

L’artista piemontese considera gli alberi «sculture viventi del tempo», nonché modelli della forma vitale perfetta. Nel ciclo delle «Idee di pietra», avviato nel 2000, i grandi massi hanno la funzione di controbilanciare, con la loro forza di gravità, lo slancio verso l’alto e la luce, realizzando così un equilibrio in cui individuare una possibile condizione di felicità dell’uomo.

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