Tra i libri affiora Maria Lai

Un dialogo inedito, tra libri e manufatti dell’artista sarda, scandisce il percorso della mostra alla Biblioteca Apostolica Vaticana che si è aperta di recente al confronto con l’arte contemporanea

Una veduta dell'allestimento della mostra «L'arte di tessere la libertà»
Arianna Antoniutti |  | Città del Vaticano

Dopo la mostra di Pietro Ruffo del novembre scorso, la Biblioteca Apostolica Vaticana prosegue il proprio inedito dialogo con l’arte contemporanea. Questa volta saranno le opere di Maria Lai, fino al 15 luglio, a creare inaspettati rimandi e consonanze con libri e manufatti del patrimonio della Bav, nella mostra «L’arte di tessere la libertà».

Nello spazio espositivo al primo piano dell’istituzione vaticana, pensato per accogliere gli allestimenti temporanei, i curatori don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo, Delio Proverbio e Micol Forti, hanno selezionato lavori dell’artista sarda (Ulassai 1919 – Cardedu 2013) e opere della Biblioteca, attorno al tema del linguaggio e della scrittura.

Ne è nata un’esposizione poeticamente paradossale, fatta di opere d’arte in forma di libri privi di parole, e di volumi antichi selezionati non per il loro valore contenutistico quanto per l’aspetto puramente materiale. Sono di pane, di gesso, di tessuto, di ceramica, i libri di Maria Lai, composti seguendo un procedimento creativo così descritto dall’artista: «La scrittura mi ha suggerito un rapporto tra l’inchiostro e il filo e la possibilità di dare corpo ad un fatto astratto. Così sono nati i libri cuciti a macchina, illeggibili. Il pane e il filo sono di per sé materie cariche di significato: il pane è “vita”, il filo nel mito di Arianna aiuta a uscire dal labirinto (linguaggio), è il filo del discorso (la comunicazione)».

Seguendo l’impalpabile filo d’Arianna tessuto dalla Lai, i curatori hanno dispiegato manoscritti, stampati e preziosi codici, che sembrano prodotti nel laboratorio della stessa artista, come i codici rivestiti di velluto antico e pizzo d’Alençon, o il calendario perpetuo scandinavo in legno (XVII sec.), e ancora il magnifico Libro d’ore del XV secolo, dalla legatura in tela ricamata con fili di seta e metallo.

Per il cardinale bibliotecario José Tolentino de Mendonça il senso della mostra è racchiuso in un interrogativo: «In questo paesaggio antropologico oggi sommerso dal trionfo della tecnologia e della società dei consumi, cosa può offrire l’arte alla collettività? La biblioteca è una macchina per fare domande. Domande fondamentali dalle quali ci lasciamo abitare».

La metafora della biblioteca come organismo animato è ripresa da don Cardinali: «Ogni artista suscita, immerso nel corpo vivo della Biblioteca, una reazione chimica inattesa. Il nostro lavoro, e il nostro divertimento, è stato andare alla ricerca di aspetti materiali e artigianali del patrimonio librario della Bav, sulla scorta delle attinenze e analogie attivate dai lavori della Lai».

La mostra si chiude con l’installazione «Invito a tavola» (2004), un desco imbandito con libri e pani in terracotta, che biancheggiano nel buio della Sala Barberini. I pani posati sulla tavola sembrano provenire dalla struttura lignea della biblioteca, realizzata nel Seicento da Giovanni Battista Soria e sormontata dal bronzo berniniano di Urbano VIII: «Sono usciti dagli scaffali come un dono commenta Micol Forti e sono diventati nutrimento per tutti noi».

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio e Fondazione Maria Lai, i Musei Vaticani e la Diocesi di Lanusei, congiuntamente all’assessorato del turismo, artigianato e commercio della Regione autonoma Sardegna, è visitabile previa prenotazione sul sito della Biblioteca Apostolica Vaticana.

© Riproduzione riservata «Passeri» (2008) di Maria Lai. Cortesia dell'Archivio Maria Lai by Siae 2002. Foto di Giorgio Dettori
Calendario Mostre
Altri articoli di Arianna Antoniutti