Tillmans nel MoMA a modo suo

350 opere tra fotografie, video e installazioni multimediali nella prima retrospettiva museale dell’artista tedesco a New York

«Icestorm» (2001), di Wolfgang Tillmans. Per l’immagine cortesia dell’artista, David Zwirner, New York / Hong Kong, Galerie Buchholz, Berlin / Cologne, Maureen Paley, London
Federico Florian |  | New York

Con opere prodotte dagli anni ’80 ad oggi, per la sua prima retrospettiva museale a New York, Wolfgang Tillmans riempie il sesto piano del MoMA con 350 lavori, tra fotografie, video e installazioni multimediali. Classe 1968, l’artista tedesco ha da sempre basato la sua ricerca sulla sperimentazione fotografica e sul significato delle immagini.

Mediante l’uso della fotografia analogica e digitale, nonché scanner e fotocopiatrici, la sua arte è inestricabilmente legata a un’idea di comunità e socialità. Il suo percorso artistico comincia all’inizio degli anni ’90, quando immortala per il magazine «i-D» scene di vita urbana, divenendo così il cronista della sottocultura giovanile a Londra.

Dalla crisi dell’epidemia dell’Aids alla celebrazione della comunità Lgbtq+, i soggetti delle immagini di Tillmans rivelano una cura profonda da parte del fotografo: l’obiettivo fotografico non è mai uno strumento di distanziamento critico, bensì di connessione ed empatia.

La mostra al MoMA (12 settembre-1 gennaio 2023), si presenta come una successione di costellazioni di immagini fotografiche curate dall’artista: incorniciate o semplicemente appese con mollette, le foto dialogano con pagine di riviste, installazioni sonore e immagini in movimento. Tra queste ultime, un video del 2000, «Lights (Body)» riprende il ritmo delle luci lampeggianti in un locale notturno.

Completa l’antologica un’opera realizzata con Isa Genzken e composta da due strutture specchianti che espandono la fotografia più grande mai realizzata da Tillmans: un’immagine del suo studio di Londra dopo una grande festa d’addio.

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