Tela grezza, pennello fine

Silvano Manganaro |  | Roma

Giorgio Griffa (1936) negli ultimi anni sta vivendo un periodo di grandi riconoscimenti e, se di rilancio si deve parlare, la galleria Lorcan O’Neill ha sicuramente contribuito alla valorizzazione dell’artista torinese. Infatti, dal 21 febbraio al 29 aprile, Griffa torna a esporre a Roma in una personale che permette di approfondire ulteriormente il suo lavoro.

Fin dai suoi esordi con la galleria di Gian Enzo Sperone nei tardi anni Sessanta, questo astrattista ha come costanti l’utilizzo della tela grezza, il colore piatto e dalle tonalità delicate e l’ariosità delle composizioni. Il suo rilancio, fortemente voluto da Andrea Bellini che lo ha proposto nel 2015 nel Centre d’Art Contemporain di Ginevra da lui diretto, poi alla Kunsthall di Bergen e, l’anno successivo, alla Fondazione Giuliani di Roma, ha permesso al pubblico italiano e internazionale di tornare a confrontarsi con i suoi segni, con quei gesti calibrati che hanno dato vita a un inafferrabile e coltissimo linguaggio astratto.

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