Technoumani a Bolzano

Energia, compressione ed esaurimento sono i tre poli individuati dal direttore di Museion tra i quali si muovono, in un ciclo continuo, la musica techno e i fenomeni culturali connessi

Alberto Troia (Kyselina). Design: Studio Mut
Camilla Bertoni |  | Bolzano

Energia, compressione, esaurimento. Sono i tre poli individuati da Bart van der Heide, direttore di Museion tra i quali si muovono, in un ciclo continuo, la musica techno e i fenomeni culturali connessi. L’ambizioso progetto Techno Humanities da lui concepito e curato punta a sviscerare come la techno «sia intrecciata alle modalità di vivere le nostre identità oggi».

Espressione dell’automazione, esplosa dalla fine degli anni Ottanta, resa accessibile dalla sempre maggiore disponibilità di mezzi tecnologici, la techno è stata scelta come «una lente attraverso cui comprendere la condizione umana contemporanea», ha spiegato il direttore di Museion. Tutt’altro che scontata la relazione tra queste premesse e la scelta delle opere create da una selezione di giovani artisti internazionali per la mostra Techno, visitabile fino al 16 marzo.

Solo uno dei livelli di cui si compone il progetto pluriennale e articolato che comprende la costituzione di un «Possible archive» relativo all’Alto Adige, un’antologia di testi critici sulla techno, interviste in podcast a cura di Francesco Tenaglia, il progetto performativo Day Rave di Isabel Lewis (Santo Domingo, 1981) nella ex centrale elettrica Alperia.

La mostra trasferisce dal mondo dei suoni a quello della visione l’idea della tecnologia come stile di vita, stemperando l’effetto straniante della techno e portandosi verso un approccio più riflessivo: dai fantasmi di Sandra Mujinga al labirinto di Jan Vorisek, passando attraverso il sunsetting tecnologico di Yan Pattison, le opere riecheggiano «uno stato di coscienza caratterizzato dall’interdipendenza, come nel mondo del commercio globale, e in cui l’ego individuale sembra dissolversi come una creatura spettrale».

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