Sviluppo sostenibile e pratiche di conservazione a Al-Ula

Accordo tra l’Unesco e il principe saudita per incrementare il turismo preservando il patrimonio e coinvolgendo la comunità locale

Il principe Badr bin Abdullah Al-Saud, governatore di Al-Ula e ministro saudita della Cultura, con Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco, mentre annunciano il nuovo partenariato
Vincent Noce |

La Royal Commission di Al-Ula (RCU) ha firmato martedì 9 novembre a Parigi un memorandum di cinque anni con l'Unesco: l’accordo prevede una «partnership strategica» per lo sviluppo culturale della regione saudita. Il documento è stato firmato da Audrey Azoulay, direttore generale dell'Unesco, dal principe Badr bin Abdullah Al-Saud, governatore di AlUla e ministro saudita della Cultura, dalla principessa Haifa AlMogrin, ambasciatore saudita all’Unesco e da Amr AlMadani, direttore generale della RCU.

L’Arabia Saudita attuerà una partnership nell’ambito del programma «Memory of the World», promuovendo il patrimonio documentale del mondo arabo e del Paese. I sauditi sosterranno anche cinque borse di studio di otto mesi per giovani archeologi a partire da marzo 2022. Finora sono state erogate più di 400 borse di studio all’estero per studenti di agronomia e sviluppo sostenibile e anche per futuri chef. Altri programmi futuri con l’Unesco si concentreranno sulla creazione di riserve della biosfera, parchi geologici e con la catalogazione del patrimonio culturale immateriale (per questi programmi i budget non non sono ancora noti).

Di norma le agenzie delle Nazioni Unite stipulano accordi di partenariato con i governi nazionali, non con gli enti provinciali. Questo significa che l’accordo con la RCU sottolinea l’importanza che il principe ereditario Mohammad bin Salman Al Sa’ud sta dando alla creazione di un punto di riferimento culturale e turistico nel suo Paese. I progetti naturalistici sono stati rafforzati anche dalla recente estensione della Provincia di 22mila kmq per includere l’oasi di Tayma, e l’antico insediamento di Khaybar, che si trova vicino a un paesaggio vulcanico tutto bianco.

I rappresentanti sauditi dicono che l’accordo segna la volontà di rendere il sito di Al-Ula, dove nell’antichità si sono avvicendate diverse civiltà, un modello di «sviluppo sostenibile in Medio Oriente» e «un laboratorio globale con il sostegno dell’Unesco».  A fine estate archeologi e curatori hanno ripreso il loro lavoro in nove scavi e in quattro missioni archeologiche della Provincia, mentre la RCU è impegnata con un’agenzia francese nella creazione di una rete di musei.

Il Kingdoms Institute di Al-Ula e il suo museo dovrebbero aprire al pubblico nel 2030, accanto al sito archeologico di Dadan. In questo modo la regione mira ad attirare 835mila turisti all’anno entro il 2035. Pertanto la RCU ha firmato un accordo con un gruppo alberghiero francese per raddoppiare la sua capacità di ospitalità e la compagnia aerea saudita Flynas ha iniziato i primi voli internazionali per Al-Ula, da Dubai e Kuwait. A lungo termine, i sauditi sperano di accogliere due milioni di turisti all’anno, ma si impegnano a «mantenere la sostenibilità e la protezione dei siti come forza guida» nello sviluppo della capacità turistica.

Nel 2008 gli spettacolari monumenti nabatei e il sito prenabateo di Hegra (Al-Hijr) sono entrati a far parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Due anni fa l’Arabia Saudita è diventata membro del consiglio esecutivo dell’Unesco ampliando la sua influenza e il suo sostegno finanziario presso l’agenzia con sede a Parigi.

© Riproduzione riservata L’antico sito di Hegra (noto anche come Al-Hijr) nominato Patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2008 © Jonathan Irish
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