Stordito da Raffaello

Una mostra ad Ascoli Piceno e un volume monografico richiamano l’attenzione su Cola dell’Amatrice

Cola dellAmatrice, Pala di San Vittore (Madonna con il Bambino in trono e i santi Vittore, Eustachio, Andrea e Cristanziano), Museo Diocesano, Ascoli Piceno
Stefano Miliani |  | Ascoli Piceno

Vide e comprese Raffaello, e non fu bizzarro, provinciale, selvatico, perfino rozzo com’è stato descritto Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, nato intorno al 1480 nella cittadina oggi nel reatino e morto ad Ascoli entro il 1553. Pittore e architetto, girovago tra Marche e Abruzzo, lo scavo nel suo lavoro e nei documenti rivela un artista complesso, con fasi qualitative alterne, e uno spartiacque: a Roma nel 1512-13 Cola vide gli affreschi di Raffaello nella Stanza della Segnatura in Vaticano, capì e virò quella rivoluzione su un linguaggio personale.

È la tesi che propugna la mostra «Cola dell’Amatrice. Da Pinturicchio a Raffaello» ai Musei Civici di Ascoli Piceno dal 17 marzo al 15 luglio, sostenuta parallelamente dalla monografia firmata da Luca Pezzuto Cola dell’Amatrice pittore. I giorni di Roma, gli anni dell’Appennino (216 pp., ill., Officina Libraria, Milano 2018, € 19,90).
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