Sogni fotografati nello studio

La parabola di Paolo Roversi al MAR

Chiara Coronelli |  | Ravenna

Si dice che il senso di Paolo Roversi per la luce si spieghi in parte con le sue origini ravennati, con il nitore dei mosaici della città dove è nato nel 1947. E che la geografia di quelle terre sostanzi la dimensione poetica delle sue immagini, che gli sono valse la fama di fotografo di moda tra i più raffinati al mondo, conteso da marchi come Christian Dior, Yamamoto, Armani, Valentino, e da testate come «Vogue», «Harper’s Bazaar», «i-D magazine», «W».

Fino al 6 giugno il MAR-Museo d’Arte della Città di Ravenna ospita «Paolo Roversi. Studio Luce» (catalogo pubblicato per l’occasione), la mostra curata da Chiara Bardelli Nonino, organizzata con il Comune di Ravenna e il contributo di Christian Dior Couture, Dauphin, Pirelli.

Lo studio citato nel titolo della mostra è quello di rue Paul Fort a Parigi, che Roversi apre nel 1981 e che diventa la sua casa. Si è trasferito nella capitale francese nel 1973, su invito dell’art director di «Elle» Peter Knapp e, dopo un periodo come assistente di Lawrence Sackman, ha firmato nel 1980 la prima campagna importante, quella per Dior su «Marie Claire».

Tranne eccezioni, tutto quello che realizza è prodotto in studio, un set teatrale intimo dove far prendere corpo ai propri sogni, tra romanticismo, mistero, precisione e sensibilità pittorica, misurando la propria idea di bellezza con il tempo lento di una fotografia, perché «quando l’esposizione è molto lunga, spiega, l’immagine del soggetto è più intensa. La presenza è molto più forte, più profonda», e le figure emergono dall’ombra come apparizioni, a volte come scie di colore impalpabili.

L’allestimento su tre piani, disegnato da Jean-Hugues de Chatillon, accoglie una selezione che dagli esordi arriva agli scatti per il Calendario Pirelli 2020, il primo affidato a un italiano. Si trovano le prime fotografie di moda e i ritratti di amici come Robert Frank e Peter Lindbergh; gli scorci dell’atelier con l’attrezzatura, la collezione di sgabelli, e la sua Deardorff 8x10 (che da sempre alterna al grande formato Polaroid); una serie di inediti dalla decennale collaborazione con Dior, Comme des Garçons e «Vogue Italia», fino ai servizi recenti e alle eroine ispirate alla Giulietta di Shakespeare per The Cal 2020.

Mentre è un omaggio alla Beatrice dantesca la sfilata di donne che incarnano la figura della musa, da Natalia Vodianova a Naomi Campbell, da Kate Moss a Rihanna, a dimostrare che «la fotografia, dice ancora, è soprattutto la rappresentazione dello sconosciuto, dell’irreale Per me la foto è un sogno».

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