Si apre lo scrigno del Monte dei Paschi

Al complesso museale di Santa Maria della Scala una scelta dalle collezioni dell’istituto bancario senese

«Madonna con Bambino tra santa Caterina d’Alessandria e san Giovanni Battista», di Tino di Camaino
Laura Lombardi |  | Siena

Dedicata all’«Arte senese: Dal tardo Medioevo al Novecento nelle collezioni del Monte dei Paschi di Siena», dal 15 settembre all’8 gennaio la mostra al Complesso museale di Santa Maria della Scala presenta una selezione di capolavori dell’istituto bancario, a testimoniare il livello dell’arte senese nei secoli, ma anche l’impegno del Monte dei Paschi nell’aver costituito una raccolta di notevole qualità, con numerosissimi dipinti, sculture e arredi, perlopiù di scuola senese dal XIV al XIX secolo, e anche alcune opere del Novecento italiano.

Opere che sono frutto di committenze da parte della pubblica istituzione fondata nel 1472, poi di acquisizioni varie avvenute nei secoli tra cui quella di una parte della Collezione Chigi Saracini di Siena, tra le maggiori collezioni private italiane ancora nel palazzo di via di Città; vi sono inoltre nuclei collezionistici di altre banche incorporate nel corso degli anni.
«Amor celeste», del Sodoma
La raccolta comprende inoltre l’Archivio storico (dichiarato dal Ministero di notevole interesse) e due fondi bibliografici appartenuti a Mario Delle Piane e Bonaldo Stringher. Negli anni Ottanta del XX secolo la collezione ha trovato una sua vera sede espositiva negli spazi museali allestiti nell’antica Chiesa di San Donato, all’interno della sede storica di piazza Salimbeni.
«Giuditta», di Domenico Beccafumi
Tra le opere esposte ora al Santa Maria della Scala si ricordano, ad esempio, per il Trecento la «Crocifissione e Santi» di Pietro Lorenzetti, mentre per il Quattrocento l’«Adorazione dei Magi» di Sassetta, considerato il maggior pittore del tempo a Siena, facente parte di un altare domestico, probabilmente decurtato e smembrato per rivenderlo sul mercato (una parte si trova ora la Metropolitan di New York).
«Santo evangelista», di Andrea di Bartolo
L’opera, datata 1435, risente dell’influsso dell’analogo corteo dipinto pochi anni prima da Gentile da Fabriano per la Chiesa di Santa Trinita a Firenze e oggi agli Uffizi. Tra i dipinti seicenteschi, momento fiorente dell’arte senese anche se poco noto al grande pubblico, si annota invece il veemente groviglio di corpi nella tela «Oreste e Clitemnestra» di Bernardino Mei (1654).

La mostra è prodotta dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dal Comune di Siena e dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala con il progetto scientifico e l’organizzazione a cura di Vernice Progetti Culturali-Impresa Sociale, ed è realizzata da Opera Laboratori con un allestimento sostenibile, utilizzando materiali e tecniche che riducono l’impatto sull’ambiente.

© Riproduzione riservata «Sant’Antonio Abate», di Francesco di Giorgio Martini
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