Sgarbi tra i tesori barocchi nascosti

Luigi Miradori detto il Genovesino, «Riposo durante la fuga in Egitto» (da Cremona, Sant'Imerio)_01
Carlotta Venegoni |

Vittorio Sgarbi prosegue, con il quarto volume, la sua storia dei tesori d’Italia. Il viaggio del critico nel Barocco italiano parte da Roma, attraversa Napoli e la Calabria, risale verso Lombardia, Liguria, Emilia e Marche, per terminare a Venezia. La passione «viscerale e ostinata per la bellezza» e per la storia dell’arte conducono Sgarbi in quei luoghi simbolo del tesoro italiano scrigni di opere di artisti immensi. Parte di quel tesoro è conservato «nei luoghi più impensabili», dove è ancora possibile scoprire quadri remoti e artisti «silenziosi e sconosciuti»; opere e artisti velati, celati in collezioni private, in piccoli musei destinati ad aperture sporadiche, in pinacoteche estranee agli ordinari percorsi turistici. Lo vediamo entrare a Brescia nel privato Palazzo Buzzoni-Maggi, ora Cervi, su invito della proprietaria, nel quale, soffermandosi sugli affreschi, Sgarbi riconosce la mano
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

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