Sgarbi Barry Lindon

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a proposito della vicenda del dipinto di Manetti che ha coinvolto il sottosegretario Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi
Lettera firmata |

Il ritrovamento di due versioni (o di una sola trasformata dal restauro pittorico) di una spettacolare opera del pittore senese Rutilio Manetti (la «Cattura di Pietro» esposta da Vittorio Sgarbi come di sua proprietà nella mostra da lui stesso curata a Lucca nel 2021-22, «I Pittori della luce») è la materia incandescente di una vicenda ricostruita da «Il Fatto Quotidiano» (15 dicembre) e raccontata ma in modo più confuso su Rai3 da «Report» (17 dicembre) e che secondo il critico televisivo di «Repubblica» Antonio Dipollina (19 dicembre) avrebbe fatto ridere per l’assurdità della vicenda. Fatto sta che Sgarbi ha poi annunciato di voler chiedere un milione di danni sia a «Il Fatto» sia alla Rai.

Pertanto, basare il proprio giudizio su quanto riportato da «Report», come ha fatto nel quotidiano online di «Il Giornale dell’Arte» del 19 dicembre l’avvocato Gloria Gatti, che non si capiva se scrivesse in qualità di difensora di Sgarbi (che però non è indagato) o come opinionista, vuol dire basarsi su una fonte un poco fragile rispetto al racconto più circostanziato apparso sulle pagine de «Il Fatto». L’articolista sostiene che negli archivi dell’Interpol esisterebbe la foto del quadro già nel Castello pinerolese di Buriasco ma entro una cornice diversa da quella che rimane oggi nella stanze svuotate di quella sede a inquadrare la riproduzione del quadro che era stato asportato con un taglio: se venisse riprodotta sarebbe un elemento significativo per arricchire il «dossier Manetti».

Tuttavia trarre qualsiasi giudizio è prematuro ed è molto dubitabile pensare che un esperto competente come Sgarbi possa essere stato così ingenuo da acquisire in qualche modo (piuttosto che averlo ritrovato in una improbabile soffitta) un quadro sospettabile di essere rubato quando lo ha acquisito. Se si volesse capire qualcosa, basterebbe analizzare l’area del dipinto dove compare la fiaccola (che non è un «candeliere», come indica la Gatti) per accertarne l’epoca di esecuzione. Ma forse è più divertente che questa storia rimanga un’altra pochade goliardica da annoverare tra le mille trouvaille artistiche che ci regala la storia dell’arte e i mille fatti dell’avventurosa vita di Vittorio Sgarbi, il nostro Barry Lindon nazionale.

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