Scoccano «Scintille» a Villa Medici

All’Académie de France à Rome prende vita un «organismus» artistico che si nutre della linfa della capitale. Dall’accumulazione seriale al collezionismo; dalla riflessione sul potere universale alla rappresentazione del corpo individuale fino al rapporto tra artificio e natura

«Dream Baby Dream» (2022) di Evangelia Kranioti. Foto di Daniele Molajoli
Mariaelena Floriani |  | Roma

Dal 15 giugno al 7 agosto a Villa Medici apre la mostra «Étincelles/Scintille» che presenta nella sede dell’Académie de France à Rome il lavoro di ricerca di sedici «pensionnaires» al crocevia di diverse discipline. Arti plastiche, musica, letteratura, teatro e teoria dell’arte tessono il loro controcanto attorno a un «organismus» artistico, orchestrato dalla mano del curatore Saverio Verini.

Il titolo della mostra, «Étincelles/Scintille», strizza l’occhio a due concetti ossimorici ovvero il «fare scintille» che deriva dal cozzare di due istanze opposte e l’intesa che si crea fra due persone quando «scocca la scintilla». Come ha gestito la diversità dei progetti che i borsisti hanno proposto per l’anno trascorso all’Académie de France à Rome?
La coesistenza di vari ambiti disciplinari, nonché di temi e interessi che guardano in più direzioni, è una delle caratteristiche inevitabili di un programma di residenza come quello dell’Accademia di Francia a Roma. Villa Medici ospita ogni anno sedici borsisti con formazioni e profili disparati. L’idea del titolo è nata proprio dal desiderio di accogliere l’eterogeneità delle proposte con una parola fortemente connotata in senso visivo, immaginifica, capace di suggerire l’idea della creazione così come della velocità con la quale la residenza trascorre per i borsisti. Per quanto riguarda il mio approccio alla mostra, più che imporre una visione o un tema ho cercato di mettermi in ascolto dei pensionnaires, incoraggiando le loro ricerche e cercando di essere al loro fianco non soltanto per la mostra di fine residenza, ma durante tutta la permanenza a Roma. A mio avviso è importante ricordare che non si tratta di autori scelti da me o con i quali avevo un rapporto pregresso; senza dimenticare il fatto che quella a Villa Medici non è una residenza strettamente legata alla produzione, ma di ricerca e approfondimento personali.
«Scultura Documentaria» (2022) di Theodora Barat. Foto di Daniele Molajoli

Dall’accumulazione compulsiva, parente prossima del collezionismo,
alla reiterazione di segni; dalla riflessione sul potere universale alla rappresentazione del corpo individuale fino al rapporto tra artificio e natura sulla scia dell’oraziana «ut pictura poësis». Se dovesse scegliere tre opere presentate in mostra che esemplifichino queste tematiche quali sarebbero?
Tre indirizzi emergono spiccatamente: un’idea di «archiviazione» che può manifestarsi sotto forma di catalogazione compulsiva, ripetizione seriale; uno sguardo rivolto al paesaggio, naturale o artificiale, e alle sue espressioni più terrene o più atmosferiche; la presenza dirompente del corpo e della figura umana, per raccontare trasformazioni individuali e collettive. Ammetto che mi è difficile scegliere soltanto tre interventi, ma ci provo: «Così vanno le cose», installazione di Charlie Aubry in parte ispirata a «The Way Things Go» di Fischli & Weiss, è un’accumulazione di oggetti molto diversi tra loro, assemblati insieme senza una gerarchia. I vari materiali formano un percorso accidentato, all’interno del quale delle biglie scorrono incessantemente, attivando una serie di eventi aleatori. Mi sembra che quest’opera rimandi a un deposito di esperienze, incontri, ritrovamenti che potrebbe potenzialmente espandersi a dismisura.
«Così vanno le cose» (2022) di Charlie Aubry. Foto di Daniele Molajoli
Théodora Barat ha realizzato un video in cui alcune sculture, formate da moduli prefabbricati utilizzati in edilizia, sono messe in relazione al paesaggio urbano di Roma. Queste stesse «sculture documentarie» sono presenti nello spazio espositivo, ma in forma destrutturata: le diverse componenti sono infatti disassemblate e poggiate verticalmente alle pareti, dando una nuova configurazione a questi oggetti modulari e allo spazio stesso. Anche Evangelia Kranioti ha realizzato un video girato in vari luoghi di Roma, per lo più nei pressi di Porta Maggiore, stazione Termini, via Prenestina. Delle teste di età classica, ottenute dal calco di opere antiche provenienti dalla collezione di Villa Medici, sono letteralmente portate in braccio da migranti che camminano per le strade della città, quasi delle «erme ambulanti» che segnano nuovi confini, ricollegandosi alla funzione originaria di queste sculture, in passato dedicate ad Hermes, divinità protettrice dei viandanti. Misteriose e perturbanti, le immagini di Kranioti sono cariche di riferimenti alla metamorfosi, alla sovrapposizione temporale e alla mitologia.


Roma «caput mundi»: che peso ha avuto l’eredità della capitale nella riflessione degli artisti e che ruolo ha giocato nelle scelte curatoriali da lei compiute per la mostra?
Roma compare a più riprese negli interventi in mostra: uno scorcio di città, un riferimento alla sua storia, al suo patrimonio, ai suoi protagonisti passati e recenti. Roma è in grado di suscitare stati di esaltazione e, insieme, frustrazione; un luogo in cui domina un immanente senso di attesa, una città dotata di una peculiare lentezza dove il tempo sfugge subitaneamente. Nel percorso fatto insieme ai borsisti durante l’anno di residenza, mi piace ricordare una serie di incontri da me organizzati tra i borsisti e tre ospiti d’eccezione: lo scrittore Edoardo Albinati, lo storico dell’arte Michele Di Monte e la scrittrice Igiaba Scego. L'idea era quella di offrire una specie di introduzione a Roma attraverso punti di vista su aspetti differenti, letterari, storico-artistici, politici, sociali. Mi auguro che almeno una parte di queste suggestioni possa accompagnare i pensionnaires al di là della mostra e della residenza a Villa Medici, alimentandone le ricerche e le riflessioni future.
 «Così vanno le cose» (2022) di Charlie Aubry. Foto di Daniele Molajoli

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