Sassoferrato interprete perfetto

Riuniti tutti i dipinti voluti dai monaci

Stefano Miliani |  | Perugia

«Adolfo Venturi disse che il Sassoferrato era un quattrocentista smarrito nel ’600. Di sicuro non era un barocco: si rifaceva a modelli classicisti con una pittura comunicativa per trasmettere valori devozionali e prese qualcosa da tutti gli artisti a cui guardava. Infatti a Perugia, per il complesso di San Pietro, non copiò ma reinterpretò. Come vuole mettere in chiaro la mostra “Sassoferrato dal Louvre a San Pietro: la collezione riunita”»: così Cristina Mancini parla della rassegna da lei curata insieme a Vittorio Sgarbi e visibile dal 7 aprile al primo ottobre nella Galleria Tesori d’Arte nel complesso monastico di San Pietro di Perugia, da fine Ottocento sede della Fondazione per l’Istruzione Agraria.

La mostra è anche l’occasione per far capire che la città non ha affatto risentito del terremoto. Il pittore Giovan Battista Salvi viene ricordato con il nome del paese marchigiano in
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