Rosenthal scrive a Piotrovskij per il futuro della Russia

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Norman Rosenthal, curatore, storico dell'arte ed Exhibitions Secretary alla Royal Academy of Arts di Londra dal 1977 al 2008, indirizzata al direttore dell'Ermitage di San Pietroburgo Michail Piotrovskij

«The Great Friends» (1965) di George Baselitz. Ludwig Museum, Colonia
Norman Rosenthal |

Caro Mikhail,

Sono passati alcuni anni da quando ci siamo incontrati; credo che l’ultima volta sia stata nei pressi del British Museum quando ti ho accompagnato al vicino Sir John Soane's Museum.

Ho molti bei ricordi del nostro rapporto insieme: le belle visite a San Pietroburgo; la sua infinita generosità verso la Royal Academy (RA), specialmente per la nostra scientifica, e allora piuttosto «politica», mostra «Turks: A Journey of a Thousand Years», e per «From Russia» nel 2008, quando «La danza» di Matisse si è unita a tanti magnifici capolavori dell’arte francese e russa appesi alle nostre pareti.

Viviamo in tempi difficili. Forse mi permetterà un piccolo commento al quale potrà scegliere di rispondere o meno. Forse 20 anni fa, l’allora presidente della Francia Jacques Chirac ospitò una strana conferenza con varie personalità della cultura dell’Unione Europea (già allora il Regno Unito era un membro un po’ scettico) alla quale fui invitato per qualche ragione. Tutti i presenti erano tenuti a fare un piccolo discorso alla Comédie Française. Il mio verteva su un solo principio, al quale sono ancora fermamente legato:

«L’Europa come impresa politica non sarà mai completa finché la Russia, la terra di Pushkin e Dostoevskij, Malevich, Eisenstein e Tchaikovsky, non si unirà al nobile progetto [l’Unione Europea] originariamente previsto per garantire che mai più ci saranno guerre come quelle che nella prima metà del XX secolo hanno avuto conseguenze così devastanti per l’Europa, e per la Russia in egual misura».

A questi nomi avrei potuto aggiungerne molti altri, a partire da Pietro il Grande e includendo importanti artisti come Mussorgsky, Shostakovich, Tatlin, Goncharova, Cechov; figure più recenti come Ulanova, Rostropovic, Ilya Kabakov, Sofija Gubajdulina e, appunto, lei e suo padre.

È proprio per questa rilevanza essenziale della Russia per la storia e l’anima dell’Europa, anzi del mondo intero, che le scrivo ora per pregarla di dimettersi in segno di protesta contro la guerra crudele e illegale che il presidente Putin (e non il popolo russo) sta conducendo in Ucraina. C’è urgente bisogno che una figura della sua statura compia questo passo coraggioso per farne seguire altri, in modo che la gente in Russia e in tutto il mondo comprenda la repulsione che questo terribile crimine sta suscitando.

Sono sicuro di non poter essere l’unico della sua rete internazionale di amici a scriverle su questo argomento.



Guerra Russia-Ucraina 2022

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