Raffaello preso alla Lettera

La missiva da cui parte la mostra alla Villa Capo di Bove è un documento fondante per la storia della tutela del patrimonio culturale

«La Fornarina visita Raffaello» (1855) di Filippo Bigioli, San Severino Marche, Galleria Comunale d’Arte Moderna. Cortesia Comune di San Severino Marche
Arianna Antoniutti |  | ROMA

Inaugura il 18 settembre presso la Villa Capo di Bove sull’Appia Antica la mostra «La lezione di Raffaello. Le antichità romane». L’esposizione, curata da Ilaria Sgarbozza e promossa dal Parco archeologico dell’Appia Antica diretto da Simone Quilici, ruota intorno alla Lettera che Raffaello scrisse, con Baldassarre Castiglione, a Leone X nel 1519.

La missiva esortava il papa a «haver cura di quello poco che resta di questa anticha madre» e descriveva al pontefice il progetto di «mettere in disegno Roma antica». Il proposito fu interrotto a causa della morte del pittore, ma la Lettera, documento fondante per la storia della tutela del patrimonio monumentale, archeologico e artistico, conobbe duratura fortuna, testimoniata in mostra da dipinti, incisioni, libri e disegni.

Uno schermo consentirà di sfogliare le pagine della Lettera e di ascoltare il suo invito alla preservazione delle «sacre ruine» romane, qui rappresentate in disegni e schizzi da Pirro Ligorio, architetto e studioso, allievo di Raffaello, che alla Regina Viarum e ai suoi sepolcri dedicò preziosi appunti grafici.

Quanto mai calzante è la sede della mostra, Villa Capo di Bove, che dal 2008 ospita l’archivio di Antonio Cederna, intellettuale e giornalista che tanto si è speso per la salvaguardia dell’Appia Antica.

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