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Musei

Quindici sale in tre anni, tra Modena e Ferrara

Primo consuntivo sui riallestimenti di Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi

Il riallestimento delle collezioni nelle Gallerie Estensi di Modena. Foto di Silvia Gelli

Modena e Ferrara. Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo, ha appena inaugurato i nuovi allestimenti della Galleria Estense di Modena e della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, con rifacimenti rispettivamente in cinque e dieci sale.

Ora la Bagnoli, chiamata alla guida del museo autonomo nell’ambito della riforma Franceschini, guarda al 2020, l’ultimo dei quattro anni previsti. «Ho un altro anno di contratto, ci dice, e una complessa serie di vicende da seguire tra ricerca e gestione dei riqualificati depositi di Palazzo Coccapani, ma la programmazione del 2019 è già definita. In febbraio avremo una rassegna dell’editore ebreo Angelo Fortunato Formiggini che si suicidò appena promulgate le leggi razziali fasciste nel 1938; seguirà una rassegna legata agli assegni di ricerca attivati alla Biblioteca Estense. Alla scadenza del contratto non so ancora che cosa accadrà (il Ministero per ora ha istituito le commissioni che valuteranno i futuri direttori di Gallerie dell’Accademia di Venezia, Reggia di Caserta, Palazzo Reale di Genova e dei parchi archeologici di Pompei, dell’Appia Antica e dei Campi Flegrei, Ndr)».

Il rinnovamento di dieci sale della Pinacoteca Nazionale di Ferrara completa un riordino museografico partito nel 2016 (quando vennero riallestite cinque sale nell’appartamento di Virginia de’ Medici a Palazzo dei Diamanti) e ora permette la visione rinnovata e completa di lavori di Gentile da Fabriano, Andrea Mantegna, Cosmé Tura, Ercole de’ Roberti e Dosso Dossi, all’interno di un percorso che analizza, con nuovi apparati informativi, la storia artistica ferrarese dal Trecento al Settecento.

«Abbiamo rifatto gli impianti, spiega la direttrice, ma anche suggerito nuove letture iconografiche. Il percorso parte con la sala sul collezionismo ottocentesco della famiglia Vendeghini Baldi di cui la Pinacoteca è erede, cui seguono percorsi cronologici e tematici con attenzione ovvia allo Studiolo di Belfiore. Abbiamo anche quattro sale sulla pittura del ’600-700». Nelle cinque sale riqualificate nella Galleria Estense di Modena, oltre al rifacimento degli impianti e a una nuova illuminazione a Led, i lavori sono stati più esigui: «Ora il museo si apre, spiega Martina Bagnoli, su uno spazio interamente dedicato a opere antiche della collezione ducale, etrusche, greche, romane, egizie. Dopo cento anni esponiamo il sarcofago di Menis con iscrizioni geroglifiche, databile al II secolo a.C. e acquisito sul mercato antiquario da Francesco IV d’Austria-Este nel 1830. Abbiamo inoltre sale ora dedicate alla cultura cortese con avori, smalti, manoscritti europei, manufatti islamici e orientali. La sala contigua racconta invece il rapporto tra Rinascimento e antichità classica, con rievocazione della Notte del Correggio oggi a Dresda».

Infine Sassuolo, dove le Gallerie Estensi detengono la gestione del seicentesco Palazzo Ducale: «Abbiamo reinventato la delizia estense con mostre e iniziative, termina la direttrice, ora arriva un finanziamento statale di 4 milioni di euro per restaurare la magnifica facciata laterale e il parterre del parco con i giochi d’acqua vicino alla Peschiera».

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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