Quello che nessuno nota al Festival di Sanremo

Storia, opere e decorazioni del teatro più famoso della canzone italiana

Il conduttore Amadeus in collegamento con il TG1 dal teatro Ariston di Sanremo, con le formelle di Luzzati sullo sfondo Il Teatro Ariston con il soffitto affrescato da Carlo Cuneo LAriston Roof, sala stampa durante il Festival, decorato nel 1994 dallo scultore astrattista Nerone Ceccarelli Il foyer dell'Ariston con le formelle di Luzzati
Alberta Romano |  | Sanremo

Sarebbe difficile contare le volte in cui in questi giorni si è sentita la frase «in collegamento dal teatro Ariston», ma in quanti si sono accorti delle opere d’arte e delle decorazioni che ornano gli spazi del teatro sanremese?

Molti potrebbero ricordare le scenografie che hanno accompagnato i cantanti in questi decenni, da quelle estremamente geometriche degli anni ’70 (una su tutte quella del ’77 firmata da Roberto Anelli-Monti detto Milos) a quelle orgogliosamente Art Decó dei primi anni ’90, quando Gaetano Castelli trasformò l’Ariston in un bistrò, ma in pochissimi saprebbero nominare due o almeno una delle opere che hanno sempre accolto gli ospiti dell’Ariston.

Fu Aristide Vacchino, nato a Genova nel 1907 da una famiglia di imprenditori nel campo dello spettacolo, ad avviare la costruzione del nuovo teatro della città di Sanremo. Il Teatro Ariston come lo conosciamo oggi fu inaugurato il 31 maggio del 1963 dopo una lunga gestazione che lo vide prima (1957) prendere le sembianze di un grande teatro all’aperto, il Cinema Giardino che sorgeva sul tetto del complesso ancora in costruzione, poi (1962) quelle di un teatro di modeste dimensioni, l’Ariston Mignon di quasi 500 posti oggi chiamato Ritz.

Così veniva descritto il 2 giugno 1963 sull’«Eco della Riviera»: «ll nuovo cinema-teatro Ariston ha avuto venerdì sera una cornice di pubblico degna di questa internazionalità, e la ricchezza di marmi, luci, cristalli, di attrezzature tecniche e confortevoli alle quali la serata inaugurale univa trofei di fiori di inimitabile bellezza che dall’ingresso alla grande ribalta affermavano come questa grandiosa realizzazione della città dei fiori era sì per il pubblico internazionale, ma prima di tutto era dei sanremesi, per i quali il suo ideatore l’ha voluta. Il commendatore Aristide Vacchino, nel cinquantenario dell’attività teatrale e cinematografica della sua famiglia, ha inteso onorare con quest’opera suo padre e sua madre, ed ha restituito, moltiplicato per mille, un ambiente di svago che era cessato con la distruzione del teatro Principe Amedeo».

L’Ariston di Aristide Vacchino restituiva a Sanremo un grande luogo di aggregazione culturale dopo il bombardamento nel 1944 del teatro Principe Amedeo. Prima di diventare, nel 1977, la nuova sede del Festival (che dal 1951 si svolgeva nel Salone delle feste del Casinò), l’Ariston ospitò proiezioni, concerti, festival, congressi e persino incontri sportivi.

A ricevere il pubblico sono le formelle di Emanuele Luzzati realizzate per l’Andrea Doria che come un fregio coronano le pareti del foyer ricco di lampadari imponenti, marmi francesi e toscani e vetri di Murano firmati dalle ditte Venini e Barovier. Nella sala principale sovrasta la platea un grande soffitto affrescato su cui il pittore Carlo Cuneo ha raffigurato tutte le maschere della commedia dell’arte, difficili da scorgere quando le luci sono puntate sul palcoscenico.

Nel corso degli anni il teatro ha subito modifiche e ampliamenti. Uno di questi ha dato vita all’Ariston Roof decorato nel 1994 dallo scultore astrattista Nerone Ceccarelli. Attualmente è utilizzato come sala stampa durante il Festival: superate le due colonne dell’atrio, pannelli di alluminio leggero, rame, zinco, argento e foglie d’oro, accolgono i giornalisti nei giorni della kermesse.

Nonostante le decorazioni di Ceccarelli per l’Ariston siano tra i lavori più imponenti dell’artista che già aveva decorato l’Emiciclo del Parlamento europeo a Lussemburgo, «i giornalisti ci appoggiano piedi e zaini», come aveva fatto notare in un’intervista del 2016 l’amministratrice del teatro Carla Vacchino.

Da stasera non perdete l’occasione di guardare che cosa c’è dietro le spalle di Amadeus o di sbirciare il soffitto durante le inquadrature a volo d’uccello sulla platea. Potrebbero diventare nuovi passatempi da aggiungere alla lista dei riti sanremesi.

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